Arrestato Julian Assange: l’infanzia perduta del fondatore di Wikileaks

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Questa mattina, giovedì 11 aprile, Scotland Yard ha arrestato Julian Assange direttamente all’ambasciata dell’Ecuador che gli ha revocato l’asilo politico che gli aveva concesso sette anni fa.

 

 

| Il mandato d’arresto |

Assange è stato arrestato in base a un mandato del 2012, quando invece di consegnarsi a Scotland Yard per essere estradato in Svezia ed essere interrogato in merito alle accuse di stupro, si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoregna a Londra e ha chiesto asilo. A oggi l’inchiesta è ancora in corso e a novembre scorso le autorità americane hanno, inavvertitamente, rivelato che esiste un mandato di arresto coperto da segreto contro Julian Assange. Non ha aiutato la pubblicazione nel 2016 di una serie di email riservate dell’allora candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton

Le accuse strumentali di stupro avevano aumentato i dubbi su quest’uomo sulla cui biografia esistono pochissime e frammentarie tracce, che da molti è acclamato come un eroe e da altri è accusato di essere un criminale. Gli ultimi anni sono stati per lui molto difficili, vissuti come un recluso e un perseguitato.

Sembra una creatura combattuta tra ascetismo e paranoia, di un’intelligenza sopra la media e una rigorosa devozione per la giustizia. Ammetto di aver sempre provato un misto di fascinazione e dubbio per quest’uomo e di essere stata in trattative tramite un intermediario per realizzare a Londra un libro intervista per la Uno Editori, progetto poi saltato per la richieste spropositate da parte dello stesso Assange.

Otto anni fa intervistai Daniel Estulin che aveva appena pubblicato il saggio Desmontando a Wikileaks, in cui accusava Assange di essere una marionetta della CIA. Sebbene avessi maturato anch’io delle perplessità sulle primissime rivelazioni di Wikileaks, ho avuto altrettanti dubbi dalla chiacchierata con Estulin. Dubbi che mi sono rimasti nel corso di quasi un decennio e che probabilmente non troveranno mai risposta.

Sebbene non possa oggettivamente propendere per una ipotesi o per l’altra, non posso che provare un misto di ammirazione e tenerezza per questo uomo recluso per anni in un’ambasciata e che paga la pubblicazione nel 2010 di una montagna di documenti riservati imbarazzanti per Washington.

L’arresto di oggi mi fa personalmente credere che Estulin si sbagli o che in ogni caso il prezzo che oggi paga Assange sia la dimostrazione che il Potere non permette la pubblicazione di materiale scomodo.

 

 

| Per Daniel Estulin Assange è una marionetta della CIA |

Nel mondo dello spionaggio sappiamo tutti che cos’è Wikileaks”. Secondo Daniel Estulin, da me raggiunto telefonicamente otto anni fa, Wikileaks non è una creazione di Assange, ma della NSA e della CIA.

Avevo contattato Estulin per saperne di più dopo avere svolto delle ricerche parallele al suo lavoro per capire se anche le mie fonti mi avrebbero condotto alle stesse conclusioni. Come anticipato, dopo la nostra chiacchierata ho avuto più dubbi di quelli che avevo in partenza, in particolare per delle notizie “esclusive” di Estulin su Obama che si sono rivelate infondate. Questa premessa è doverosa per la delicatezza delle accuse che Estulin rivolge ad Assange.

Per Estulin Assange è un “burattino” della CIA: lavorerebbe per l’Agenzia, senza però esserne minimamente cosciente. In questo senso Wikileaks sarebbe soltanto un espediente per gettare fumo negli occhi alla popolazione e rendere evidente la debolezza dei sistemi informatici governativi per poter limitare e controllare l’accesso libero a internet.

A supporto della posizione di Esulin va osservato che già dieci anni fa il giurista Lawrence Lessing aveva avvisato del pericolo di un imminente  “11 settembre di internet” un evento – o meglio, un pretesto – che avrebbe permesso ai governanti di modificare radicalmente le norme che regolano la Rete. Il terreno è stato infatti preparato nel 2009 con l’emanazione di un Patrioct Act cybernetico. Wikileaks avrebbe così offerto, secondo Estulin, una buona ragione per spegnere il pulsante e oscurare il web: “se puoi controllare internet, controlli l’informazione e la conoscenza” osserva.

 

 

| Tarpley la pensa come Estulin |

Concorda a distanza il giornalista investigativo Webster Tarpley, nome famoso nel mondo della controinformazione e del complottismo, convinto da anni che il prossimo passo del Pentagono sarà “un ripulirsi generale di internet, chiudendo tanti siti critici, utilizzando come pretesto i segreti spifferati da Assange” che, prosegue Tarpley, avrebbe dimostrato di lavorare per la CIA, non solo parlandone bene, ma facendo il gioco dell’Agenzia: in questo senso Wikileaks avrebbe rivelato soltanto notizie scomode ridicolizzando i nemici americani.

Anche il co-fondatore di Wikileaks, John Young, ha accusato l’ex collega di fare gli interessi di gruppi “occulti” e di essere addirittura “pilotato” dalla CIA.

 

 

| Gioco di fumo e specchi |

Ma quale sarebbe il ruolo di Assange in questo disegno strategico? Perché Julian è comunque finito barricato per sette anni in un’ambasciata con un mandato d’arresto che ha visto l’esecuzione proprio oggi.

Per capirne il coinvolgimento bisogna risalire alle origini di uno degli uomini più affascinanti e discussi del mondo, che vive il giornalismo come una missione.

Su Assange si è detto tutto e il contrario di tutto. Le accuse di stupro non hanno fatto altro che aumentare i dubbi su quest’uomo sulla cui biografia esistono pochissime e frammentarie tracce.

Sembra una creatura combattuta tra ascetismo e paranoia, di un’intelligenza sopra la media e una rigorosa devozione per la giustizia. Rigore. Da quest’uomo non traspare mai una piega, un’emozione forte. Il che non significa che non possa nel privato assumere atteggiamenti discutibili o penalmente perseguibili come lo stupro di cui lo si accusa.

Contrariamente alla maggior parte dei suoi colleghi, egocentrici e narcisisti, per tutta la vita – fino allo scoppio del Cablegate – Julian ha adottato un basso profilo, al limite della paranoia. Assange è dotato di un controllo incredibile che l’ha accompagnato ed aiutato nei momenti più difficili, fino alla prigione. In effetti sembra un automa. Scavando nella sua infanzia si capisce il perché. E la ricostruzione di un segreto volutamente oscurato della sua infanzia ci aiuta a capire perché è un personaggio così complicato e sfuggente.

 

 

| The Family |

Cover del libro di Sarah Moore, vittima della setta The Family.

Controllo. È uno dei termini che ricorre più spesso nei racconti di Sarah Moore, una delle vittime della setta australiana nota con il nome The Family.

Sarah, nelle sue memorie, racconta i metodi coercitivi a cui erano sottoposti i bambini  che appartenevano al Culto, noto anche come la Grande Fratellanza Bianca: “Control was everything”, ripete.

Il controllo era tutto per la leader spirituale del movimento religioso, Anne Hamilton-Byrne e il suo compagno il Dr Raynor Johnson.

Violenze fisiche, privazione del cibo e del sonno, utilizzo di droghe, in particolare dell’LSD: erano questi i metodi utilizzati dalla Hamilton per disciplinare i “suoi” bambini.

Dalle pochissime foto dei piccoli discepoli si evince l’inquietante abitudine a tingere loro i capelli di biondo e a farli vestire in modo uguale, per lo più scuro, di blu. I bambini “ceduti” da genitori plagiati dalla leader del movimento, avevano lo stesso taglio di capelli, un caschetto color platino, stessi abiti, nomi inventati, diversi documenti e passaporti falsificati, infine, una vita in comune: uno dei modi per confonderli fin da piccoli e privarli di una vera e propria identità. Ognuno di loro sembrava l’esatta copia dell’altro.

Alcuni dei bambini della setta The Family.

Il passare del tempo non era scandito da orologi o calendari, anche se l’esistenza all’interno del gruppo era molto rigida a basata su ripetute sedute di yoga, meditazione, preghiere. Il che rendeva lo stile di vita dei bambini monotono e noioso, aggravato dalle torture fisiche e dalla fame per la costante privazione di cibo.

I metodi di privazione del sonno, cibo, violenze fisiche e utilizzo forzato di droghe ricordano da vicino il progetto MK-Ultra adottato tra gli anni ‘50 e ‘60 dalla CIA su cavie umane e dai servizi segreti britannici con il progetto Tavistock che ha avuto base anche in Australia. La Hamilton avrebbe infatti iniziato a progettare il metodo di indottrinamento al culto proprio in quegli anni. La vicinanza alle sperimentazioni segrete della CIA è evidente. Non solo per la metodologia e il ricorso ad esempio all’LSD – fornito dalla multinazionale farmaceutica Sardoz, già finanziatrice del Terzo Reich – ma dal coinvolgimento di alcune personalità di spicco americane all’interno del Movimento, come il ministro Lord Richard Casey, nientemeno che l’allora Governatore Generale del Commonwealth in Australia.

 

 

| Ossessione per la razza ariana |

Anne Hamilton Byrne.

Alcuni bambini della setta.

Anne Hamilton Byrne (foto a destra) da giovane era una donna bellissima e manipolatrice. Dotata di un carisma innato e di un ego smisurato, era capace di centralizzare e manovrare le menti più fragili.

La sua ossessione per la bellezza “ariana” la spingeva a tingere i capelli di biondo platino ai “suoi” bambini e a vestirli in modo uguale. Anch’ella era bionda e ossessionata dalla forma, al punto da inorridire alla presenza di un bambino più in carne del normale. Anche per questo amava privare i piccoli del cibo: un modo per controllarli fisicamente e spossarli mentalmente. In assoluto contrasto con le teorie mistico orientali che propugnava, amava vivere nel lusso, indossare vestiti costosi e gioielli importanti. Con l’età si sarebbe rovinata con molteplici interventi di chirurgia plastica.

La Hamilton si diceva discendente di un’antichissima famiglia nobiliare francese che avrebbe tratto origine addirittura dalla stirpe di Davide e si faceva adorare come una delle molteplici incarnazioni di Cristo (sic!).

 

 

| L’infanzia “perduta” |

Dopo questa lunga parentesi sul Culto vi chiederete che cosa riguardi tutto ciò con Julian Assange.

Il suo caschetto platino, la sua totale adesione al motto fatto proprio dalla Hamilton, Unseen, Unheard, Unknown nell’adozione di un basso profilo, il suo controllo, la devozione alla causa del giornalismo, possono instradarvi verso la soluzione dell’intricato puzzle…

L’autobiografia che anni or sono Assange aveva promesso di scrivere per pagare le parcelle ai suoi avvocati arenò dopo pochi mesi: era come se non fosse in grado di ricostruire e mettere nero su bianco la sua storia. In attesa di poter raccogliere tutti i tasselli della sua infanzia e adolescenza, possiamo seguire alcune tracce lasciate qua e là.

Se cercate su wikipedia o in generale sul web notizie sulla giovinezza di Julian, troverete poco nulla.

Per certo – almeno ufficialmente – si sa che è nato in Australia a Townsville nel Queensland il 3 luglio 1971. Fino ai 18 anni non si sa nulla di lui. Raggiunta la maggior età, infatti, si sposa e diventa padre.

Non si può certo dire che la missione di trasparenza che quest’uomo ha applicato ai dossier governativi e militari di tutto il mondo sia stato applicato anche al suo stile di vita. Profilo basso, paranoia latente che lo porta a travestirsi da donna per non farsi identificare durante le sue ricerche, sembra che fino ai 18 anni sia vissuto in una forma di limbo. Sospeso tra sogno e realtà, in attesa di far scoppiare il Cablegate e diventare noto in tutto il globo. E invece no. Gli indizi ci sono, basta saperli seguire. Avere la pazienza di scavare.

Sappiamo che la madre Christine, si separò dal compagno, Brett Assange, proprietario di un teatro di burattini, quando Julian aveva appena 8 anni. Ma il padre naturale di Julian, John Shipton, fece perdere le sue tracce quando il figlio aveva appena un anno, per incontrarlo poi soltanto 26 anni dopo. Dopo la separazione da Brett, Christine  si fidanzò con un musicista, dal quale ebbe un altro figlio. Qua i misteri si infittiscono.

 

 

| Julian “figlio” della Hamilton Byrne |

In un’intervista al giornalista Raffi Khatchadourian, sul New Yorker, Julian raccontò di aver trascorso l’infanzia, fino ai 14 anni a fuggire dal patrigno. Costui si sarebbe infatti rivelato come uno psicopatico. In pochi anni Christine, Julian e il fratellastro si sarebbero spostati ben 37 volte per fuggire al patrigno.

Ma perchè arrivare a fuggire per tutta l’Australia? Che cosa potevano temere da quest’uomo senza che la polizia potesse assicurare loro protezione?

Ce lo spiega Estulin, che senza aver conosciuto personalmente Julian, mi ha spiegato di aver potuto accedere a documenti riservati dei servizi segreti russi su di lui:

“Il suo patrigno l’ha introdotto da bambino in un club di culto che gestiva un’australiana di nome Anne Hamilton-Byrne. L’informazione su questo culto è chiusa e vietata dal Governo australiano, perché è una copertura della CIA. Non vogliono che nessuno inizi ad indagare sui programmi di controllo mentale attraverso un trauma indotto ai bambini. Assange e altri bambini come lui, usando l’LSD, sono stati messi in stanze buie, creando disturbi della personalità multipla. Notate lo sguardo di questo ragazzo, vuoto, inespressivo […] Non esagero. Quelli di noi nel mondo dello spionaggio sanno di cosa si parla”.

A quale razza di culto sarebbe stato introdotto?

Allo stesso di cui ci parla Sarah Moore.

È stato proprio Assange ad ammettere di esser fuggito dalle grinfie del patrigno e della setta, lasciando però il dubbio su quanto tempo abbia però trascorso all’interno della Famiglia. Almeno tre anni, se teniamo conto delle dichiarazioni di Assange: Julian raccontò di essere fuggito dal patrigno dal 1982 al 1990. Quindi dal 1979 – quando Julian aveva 8 anni – al 1982.

 

 

| Le prove: alcune fotografie |

Julian a 8 anni.

Basta comunque confrontare due foto di Julian bambino per notare l’evoluzione fisica a cui sarebbe stato sottoposto.

In alto a desra Julian nella setta con i capelli tinnti di buondo platino.

Nella prima qua a sinistra, dove dà da mangiare a un gatto, – si presume che all’epoca avesse meno di otto anni – è più paffuto con i capelli del suo color naturale, biondo cenere.

Uno scatto di Assange con i capelli corti e biondo cenere.

Nella seconda a destra, insieme agli altri “figli” della Hamilton Byrne, compare con il caschetto color platino al quale ci ha abituato. Ma anche alcuni scatti più recenti mostrano che Assange continua a schiarirsi i capelli tenendoli nel classico caschetto. In alcune foto ha infatti i capelli corti, sfilati e più scuri, del suo colore naturale.

Non sarebbe dunque solo un vezzo estetico quello di tingersi i capelli, ma un’abitudine di lunga data adottata durante la sua permanenza nella Famiglia.

Le foto dei “bambini” della Famiglia sono inquietanti. Questi ragazzini costretti a impersonare i tratti ariani, ricordano le immagini del film Il Villaggio dei Dannati, il film di Wolf Rilla del 1960, ispirato al romanzo di fantascienza I figli dell’invasione di John Wyndham. Nel 1995 John Carpenter ne trasse l’omonimo remake.

Un’immagine tratta dal film Il villaggio dei dannati.

In breve si parla della nascita di una progenie di bambini molto simili tra loro, con occhi chiarissimi, capelli color platino, forte attitudine al “branco”, dotati di poteri psichici impressionanti e di evidente origine “aliena”. Quale può essere il legame tra il Culto della Hamilton e la trasposizione cinematografica del libro di Wyndham? L’invasione aliena è uno dei temi conduttori dei romanzi di Wyndham in cui i mutanti sono solitamente minacciosi, determinati a conquistare e soggiogare la razza umana con ogni mezzo, non necessariamente militare. Anche sotto le mentite spoglie di bellissimi bambini…

No, non si tratta di una storia di alieni, ma una drammatica storia di violenza psichica e fisica, di rimozione e forse di riprogrammazione. Cosa sia diventato dopo, da adulto, non lo so.

Certo è che con un’infanzia simile non si può che provare pena e ammirazione per un uomo che credo sinceramente si sia battuto per rendere trasparente la verità.

Anche laddove la luce non può rischiarare il buio lasciato da ferite troppo profonde, inferte in tenera età.

Che sia stato un pedina inconsapevole, scaricato dai suoi burattinai, non lo sapremo mai, le prove avanzate sono a mio dire indizi interessanti da approfondire ma non definitive.

Una lezione che dovremmo aver imparato, però, è di dubitare di tutto e di tutti perché il Potere si ammanta di sofisticati trucchi di fumo e specchi per allontanare coloro che cercano genuinamente la verità.

Per me Assange, con tutti i suoi limiti, rimane un eroe.

Un eroe tragico che ha cercato, in buona fede, di rendere trasparente l’informazione.

E sta pagando a caro prezzo per questo.

Commenti 2

  1. “Per me Assange, con tutti i suoi limiti, rimane un eroe.

    Un eroe tragico che ha cercato, in buona fede, di rendere trasparente l’informazione.

    E sta pagando a caro prezzo per questo.”
    L’affermazione è condivisibile. Tuttavia rimangono alcune domande.
    Perché il nostro ha rilasciato le “indiscrezioni” a contagocce?
    Se veramente ha avuto interesse per la “verità” perché non rilasciare tutto in una volta?
    Ma poi, come veniva in possesso di indiscrezioni sempre attuali, sebbene oramai scoperto?
    Boh, qualche perplessità mi rimane.

  2. Enrica non so se leggi i commenti ai tuoi articoli ma ho un dubbio,una vocina in testa che mi fa pensare; soprattutto dopo aver visto lo spot di history channel del docu sulla storia di DJT e della sua famiglia.Ebbene nello spot si vedono delle foto di DJT da piccolo e con la sua famiglia;non so se fratelli,cugini o sorelle ma oltre DJT stesso, c’è uno che è il clone(x farti capire quanto ci assomigli)di JA!
    Da quel mom mi sono balzati in testa tutti i recenti intrecci tra DJT,wiki e JA;tutte le volte che l’australiano è stato accusato di aver aiutato DJT a diventare Potus,tutte le volte che è stato accusato,assieme a DJT di essere una marionetta nelle mani dei Russi,il fatto che ancora oggi nn si sa le mail del doc e di podestà come sono arrivate a wiki (molti pensano sia stato un”leak”,nn un hack,con SRich che lavorava nei dem nel team di BS: insoddisfatto del risultato delle primarie e conscio del fatto che HRC le aveva truccate molti pensano che SR abbia preso i dati con una pendrive e passati a wiki; addirittura su una sua mail podestà chiede che venga fatta pulizia e chiede la testa dell’ hacker,se c’è ne uno e SR viene ucciso qlche GG dopo).Pensa anche che DJT si tinge i capelli di biondo dorato ma lui,anche se potrebbe farne a meno essendo ormai un 70enne,continua a coprire i suoi capelli che sono dello stesso colore di JA(e nelle foto da giovane aveva lo stesso biondo cenere di qlcunaltro..)
    Anche se poco probabile,io ritengo possibile che JA sia un parente strettissimo di DJT,se nn addirittura proprio il figlio segreto;so che può sembrare assurdo e inconcepibile ma io un dubbio avevo:scoprire il pax dell’australiano e capire la storia della famiglia e il tuo articolo me l’ha tolto.Ora, onestamente,ho poc’altro fa scoprire,a meno che uno dei due nn lo ammetta, rimarrà sempre un ? ma credimi,nn sono un complottista,in genere cerco solo i fatti e voglio conoscere,ma sta cosa è incredibile;se nn mi credi guarda tu stessa la serie su DJT su history,penso andrà in onda questa settimana,oggi è 9 giugno 2019. Ciao da Na.

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