Banche, la lettera di Mattarella è un assist al neoliberismo

Autore

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ha destato scalpore la recente lettera del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alle Camere in occasione dell’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche.

Nella lettera si affermava il principio per cui, in sostanza, il potere bancario è indipendente quindi non questionabile dalla politica. Bce e Banca d’Italia non possono prendere ordini dai governi nazionali, è questo il succo del discorso di Mattarella, e il Parlamento non deve intromettersi troppo negli affari degli istituti finanziari.

 

 

| Una clamorosa anomalia |

La sede della Bce a Francoforte.

Tutto questo stride clamorosamente col dettato costituzionale, di cui Mattarella dovrebbe essere fedele interprete.

All’art. 47 della nostra Carta si legge, infatti:

 

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”,

 

affermando così in modo inequivocabile la supremazia di Parlamento e Governo, espressioni della volontà popolare, sugli istituti di credito, banca centrale inclusa.

Non solo: all’art. 41 si legge:

 

L’iniziativa economica privata è libera.Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

 

Cosicché oltre alla finanza, anche le altre attività economiche sono rigorosamente poste al di sotto del supremo principio dell’utilità sociale e, in generale, del bene pubblico.

 

 

| L’indipendenza delle banche centrali, un concetto caro al neoliberalismo |

L’economista e saggista Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia nel 2001

È la politica che regola le istituzioni finanziarie, e queste non possono ritenersi indipendenti né dal controllo politico né da quello giudiziario, sebbene la prassi degli ultimi anni voglia convincerci del contrario.

La cosiddetta “indipendenza” delle banche centrali, è un concetto caro ai neoliberisti, e che sia un bene per la società sono solo loro a pensarlo.

Citando il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, non vi è alcuna prova che una banca centrale indipendente faccia meglio l’interesse pubblico di una sotto il controllo politico.
Anzi, semmai è nel primo caso che la politica finisce per essere sottoposta a un cartello di banchieri i cui interessi possono essere decisamente opachi.

 

 

| Il divorzio da Bankitalia e Tesoro: l’opinione di Nino Galloni |

In Italia, come sappiamo, il famoso “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro avvenne nel 1981, quando l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta notificò con una lettera al governatore di Bankitalia, Azeglio Ciampi, che non avrebbe più dovuto acquistare buoni del Tesoro nazionali in caso di necessità, costringendo così lo Stato italiano a doversi rifornire dai cosiddetti “mercati”, ovvero altri finanziatori pubblici o privati.

Secondo illustri economisti come Nino Galloni, ex direttore del Ministero del Lavoro, è da quel momento che il debito pubblico italiano ha iniziato a impennarsi, e questo non per la “politica sprecona”, come spesso si dice, bensì proprio per il divorzio Bankitalia-Tesoro.

Secondo Galloni, tutto ciò è stato il frutto di una precisa manovra franco-tedesca volta a deindustrializzare e desovranizzare l’Italia, eseguita con la complicità di numerosi traditori interni. Per far ripartire il Paese, secondo l’economista, si dovrebbe tornare ad una condizione pre-1981, con una moneta nazionale e ampia libertà di spesa pubblica.

 

 

| Uscire dall’Euro? |

È inevitabile che la rinascita, quindi, passi da un’uscita dall’Euro, per cui sarebbe auspicabile un referendum consultivo come invocato nel precedente articolo, e la ripresa degli strumenti di politica monetaria ed economica a oggi ceduti in modo assolutamente controproducente alla Bce e alla Ue.

All’interno della gabbia europea, nella moneta unica e lasciando il controllo delle nostre finanze a istituzioni escluse dal controllo politico, l’Italia non si riprenderà mai.

 

Occorre pertanto che la politica riprenda in mano quegli strumenti che servono a far ripartire il Paese, se necessario uscendo unilateralmente da Euro e Ue, e rimettendo la Banca d’Italia sotto il controllo governativo.

 

Che Mattarella poi neghi al Parlamento e al Governo il diritto-dovere non solo di investigare a fondo su eventuali illeciti in ambito bancario, ma anche di mettere il settore sotto controllo, è totalmente assurdo e incostituzionale.

Ricordiamo che il PdR è il garante della Costituzione: qualora si ponga in evidente difesa dell’Ue e di oscuri interessi bancari invece che dei cittadini italiani, sconfina pericolosamente nelle fattispecie di alto tradimento e attentato alla Costituzione, reati previsti dall’articolo 90 della nostra Carta.

Il Parlamento valuti se sia necessario prendere provvedimenti.

Commenti 1

  1. Pingback: La Banca d’Italia ritorni sotto il controllo politico | Domalex

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *