Benvenuti nel cyberpunk: crisi e contro-crisi della politica italiana

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La dea realtà non guarda più i suoi abitanti dallo scranno della verità; quella palpabile, empirica, cruda e materiale. Una realtà-verità nata da Newton e cresciuta con l’ondata illuminista, il positivismo, il capitalismo e tutto quanto ci si è abituati a conoscere. O meglio, che crediamo (ancora) di conoscere.

Il nostro fisico si muove in questa realtà perché è un’entità prettamente fisica, anche se oramai messa in discussione nelle sue caratteristiche organiche tipiche, quelle con cui gli uomini e le donne sono cresciute per millenni.

Ma il cervello non è più in quel mondo; la cognizione di oggi vive, si alimenta e gode dentro un acquario del tutto extra-materiale, ultra-reale, anti-sacro.

Una giostra in cui l’ideologia si fa estetica, purchè la più estrema e vertiginosa possibile. Dal “vaffa day” al crocefisso. Tutto in una continua, bombarola e post-reale dialettica politica che deve trovare ogni giorno un nuovo spot, non per trasformare la realtà ma per uscirne sempre di più.

Benvenuti nel cyberpunk, che non è più solamente una visione artistica ma la vita cognitiva dei cervelli del Nuovo Millennio.

Fukuyama aveva pronosticata la fine della storia, immaginando che il capitalismo fosse una gabbia finale, una sorta di realtà non più emendabile e ancora meno superabile. Non c’è più l’idea di un passaggio di sistema e un alternarsi o un evolversi tra modelli politici (come ipotizzato e canonizzato, sin dalla classicità, nella Repubblica di Platone).

E’ invece il trionfo dell’eterno presente, in un continuo replicarsi dell’attimo della contemporaneità più attuale, senza neppure poter immaginare un rivolgimento, una rivoluzione, un cambio di paradigma alla Kuhn. La contemporaneità è auto-sovrabbondante, nichilisticamente estetizzante di se stessa e radicalmente anti-ideologica. La storia è finita; non c’è futuro, addio al sogno delle rivoluzioni. Ma in realtà è finita la storia di Fukuyama, quella conosciuta nei libri di storia: basta Assiri, Babilonesi, Greci, Romani, Sacro Romano Impero, Medio Evo, regni, dittature, democrazie.

Le rivoluzioni si fanno in modo radicalmente nuovo. La nuova forma di modificazione del reale è surreale, anzi è anti-reale: ogni forma di espressione deve uscire, tradire, annichilire e abbandonare il vero e fattuale alla Gianbattista Vico.

L’agorà pubblica rimane pubblica ma è virtuale. L’agorà politica è un eterno simbolismo estetico post-ideologico e linguisticamente ossessivo, compulsivo, continuo e sempre più vertiginoso. Un ritmo elettronico di tipo allucinogeno e senza sosta.

Tutto questo, nel momento in cui cade nel reale, diventa luciferino, proprio come l’angelo caduto dal Regno del sublime.

Il reale è una costrizione da cui trovare un’eterna via di fuga, non in avanti, ma “oltre” e, specificatamente, oltre il reale.

La politica italiana di questa estate del 2019 è un laboratorio cyberpunk unico e ineguagliabile.

Molti credevano che il governo gialloverde fosse lo spazio più avanzato della storia politica dell’Occidente. Invece quell’accordo di governo, retto sulla dialettica vertiginosa e post-reale, ha saputo creare molto di più: la crisi con il Governo in carica, sino a ipotizzare la contro-crisi con la proposta di votare un rivoluzionario taglio dei parlamentari dopo aver dimissionato l’esecutivo e con lo stesso Governo delegittimato nei suoi luoghi sacri.

Ma il sacro classico, se tenta di vincolare a sé il nuovo reale-irreale, ha già perso la partita cyberpunk. Non è possibile immaginare di comprendere quanto accade senza scrollarsi di dosso ogni forma tradizionale di ragionamento. Il capitalismo postmoderno ha traghettato l’uomo oltre le sue forme tipiche, quelle che sono state in grado di porre degli argini alla vanità, al bene e al male. O meglio: ha illuso tutti di porre un freno agli eccessi. E’ stata un’illusione irreale centrata sul reale: è l’uomo delle regole e del sacro che ha infatti dimostrato come la costruzione dell’area grigia, di Aushwitz e di ogni totalitarismo sia nata e cresciuta nel mondo del reale e non in quello della cyber-realtà.

L’esperienza di governo, non- governo, crisi, post-crisi e pre-crisi tra Lega e 5Stelle è quanto di più extraparlamentare, antigiuridico, oltre (in tutti i sensi) cyberpunk e linguisticamente vertiginoso che la storia delle dottrine politiche dell’Occidente abbiano conosciuto.

Questo amore-odio tra le due forze politiche protagoniste dell’esperimento italiano consentirà di mantenerle in vita se Lega e 5Stelle riusciranno a rimanere ben saldi nella loro realtà extra-reale. Se i due movimenti politici torneranno a cadere nel mondo reale, da loro distrutto e superato, verranno inglobati e cannibalizzati dal vecchio e malato Leviatano della politica reale. E ciò non per far vincere l’antico paradigma ma per lasciare il nuovo ed inevitabile paradigma cyberpunk a nuovi protagonisti più coraggiosi e realmente contemporanei.

Luca D’Auria nasce nel 1969 a Milano dove svolge la professione di avvocato penalista. Dopo la laurea collabora con la cattedra di procedura penale e medicina legale, tenendo docenze sull’utilizzo processuale della prova del DNA. Nel 2010 si iscrive al corso di laurea in filosofia della mente presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele. E’ stato docente di diritto e procedura penale nel Master di Criminologia dell’Università Vita-Salute. Attualmente è docente di intelligenza artificiale e processo penale nel Master di Criminologia della Business School de Il Sole 24 Ore presso cui è anche docente di diritto penale dell’economia nei Master di…

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