Brexit e la cecità selettiva del semicoltismo

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Non troppo tempo fa girava un sondaggio secondo il quale il 97% degli abitanti del Regno Unito sarebbe oramai stato dalla parte del “Remain”. Distorsione giornalistica e degli istituti di statistica?

Certamente sì, poiché gli organi di informazione tentano di plasmare l’opinione pubblica anche attraverso questi desiderata fatti passare per oggettiva verità. Gravissimo, se non fosse che simili falsificazioni nascondono qualcosa di più recondito e, tutto sommato, più inquietante, ovverossia l’incapacità sempre più generalizzata da parte di quelle classi o singoli individui che ritengono di possedere un capitale culturale, di vedere una realtà che vada oltre al pianerottolo di casa propria.

 

| Il fenomeno del “semicoltismo” |

Il cosiddetto fenomeno del “semicoltismo”, come dato rappresentante del ceto medio, ben illustrato da figure come La Grassa e Preve, illustra infatti, al di là di qualsiasi apparente volontà denigratoria, l’inadeguatezza a compiere con il proprio intelletto i collegamenti necessari per comprendere qualsiasi fenomeno, la tendenza ad anteporre sempre fattori di carattere emozionale ed autoreferenziale. Da questo punto di vista gli opinion makers, così come i semplici cittadini che sparano sentenze sui social sono sincere vittime di questa tendenza.

Con la rottura dei fronti che ha seguito la fine delle ideologie storiche riconoscibili questa “cecità selettiva” sta aumentando a dismisura e così si spiega l’irritata incomprensione dei fenomeni politici e sociali del nostro tempo da parte di taluni.

Da questo punto di vista quello che possiamo chiamare “caso Inghilterra” è paradigmatico: una intera nazione (da sommare al Galles) tra le più complesse da analizzare viene ossessivamente e scleroticamente sovrapposta alla realtà della sua capitale, Londra, che per ragioni storiche, di composizione etnica e sociale, per entità e qualità dei flussi turistici e mille altre ragioni rappresenta un corpo a sé stante rispetto alla realtà incarnata dal resto del paese.

 

| Sulla Brexit un errore di prospettiva |

Un simile errore di prospettiva non dovrebbe essere concesso non dico a un sociologo o a un inviato di un quotidiano, ma persino adun semplice turista; il problema è che – anche qualora qualcuno decidesse di immaginare che c’è vita oltre Londra (e oltre la Scozia) – la nostra visione delle cose è talmente viziata dal nostro desiderio di vederle in una certa maniera che diveniamo preda della “cecità selettiva” cui accennavo prima.

Inutile spappagallare le frasi di de Unamuno e cantare le “magnifiche sorti e progressive” del villaggio globale e del melting pot se poi, a ben vedere, siamo chiusi nella forma più estrema del particolarismo, ossia l’incapacità di guardare davvero fuori da noi…

Antonello Cresti, Ho trovato l’Inghilterra.

Chi scrive predisse il risultato del referendum sulla Brexit in un suo libretto, Ho trovato l’Inghilterra, quando nessun organo di stampa “ufficiale” ventilava un risultato simile e qualche settimana fa mi ero divertito dai miei social ad annunciare il neonato partito di Nigel Farage attorno al 40% alle Europee, obiettivo sfuggito per poco e che sarebbe stato realtà con una affluenza appena superiore alle urne.

Non sono un profeta e non occorrono lauree o master speciali per comprendere questo o altri fenomeni. Si tratta semmai di abbandonare per un attimo l’errata cognizione che la realtà sia quella che riteniamo più congeniale a noi o al nostro ristretto gruppo di amici e immergersi senza difese nelle differenze dell’ esistenza, anche nelle contraddizioni che esse possono esprimere.

Se mai vi capiterà di avventurarvi oltre Londra, come io ho fatto – non casualmente – anche nella settimana precedente al voto per le Europee, non vi sarà difficile comprendere (e magari anche condividere) i perché della scelta del popolo bitannico alle urne. Questa atmosfera la si respira ad ogni angolo del paese reale. Potrebbe essere una occasione per iniziare a guardare la realtà (anche quella a noi più vicina…) con una rinnovata lucidità e, magari, potrebbe anche essere l’occasione per un viaggio meno banale e ripetitivo!

Buona scoperta!

(Firenze, 30 aprile 1980) è un saggista, critico musicale e compositore italiano. È cofondatore del collettivo musicale sperimentale Nihil Project e tra il 1998 e il 2006, con questa e latre formazioni pubblica cinque album. Sotto la denominazione di Solchi Sperimentali, oltre ai tre volumi omonimi, Cresti lancia, a fine 2016, un progetto parallelo di documentazione audiovisiva dello stato dell’arte dell’underground musicale contemporaneo in Italia. È autore delle seguenti opere: U.K. on Acid; L'Immaginazione al podere; Fish and Chips; Fairest Isle; Lucifer over London; Come to the Sabbat; Solchi sperimentali; Solchi sperimentali Italia; Ho trovato l'Inghilterra!; Solchi sperimentali Kraut. È…

Commenti 1

  1. Leggete questo fenomeno. È lo stesso avvenuto in Italia tra il 4 marzo 2018 e il 26 maggio 2019: i media hanno dipinto Salvini come salvatore e il M5S come grattacapo, et voilà… magia delle magie.
    In Italia però l’operazione è andata a buon fine in Inghilterra no. Perché il M5S davanti alle multinazionali di Ilva TAV TAP e vaccini ha disatteso le promesse elettorali contribuendo al successo della Lega (che in sostanza si fonda sull’astensionismo, nella migliore della tradizione della casta).
    Sì insomma, gli anglo-sassoni sono un popolo millenario di gente sveglia con una dignità (hanno inventato la costituzione). Gli italiani hanno inventato un sacco di cose buone e interessanti come la pizza, il telefono, e canzoni tipo Tutto il resto è noia.

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