Clearnet, Darknet, Deep web: cosa si nasconde oltre il web che conosciamo?

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| Solo la punta dell’iceberg… |

Il web, quello che conosciamo e nel quale navighiamo tutti i giorni, è enorme, sconfinato ma piccolo. Non è un errore: il web che conosciamo e che possiamo navigare tramite i motori di ricerca non è piccolo, è estremamente piccolo.

La rete viene percepita come sconfinata, ma è un recinto stretto e sorvegliato, dove lasciamo una enorme quantità di tracce. Si parla approssimativamente di circa il 6% del web complessivo.

 

L’altro 94% dove si trova?

Quando si parla della struttura del web spesso si fa riferimento alla figura dell’iceberg per spiegare e dimostrare essenzialmente due aspetti: da un lato che la parte in chiaro e accessibile è una parte infinitamente più piccola rispetto al web complessivo e dall’altro che lo spazio più grande e sconfinato è nascosto e sotterraneo. La similitudine è emblematica e significativa: basti pensare che tecnicamente l’iceberg è una montagna di ghiaccio staccata e galleggiante nel mare.

| I mille volti del web |

È possibile, infatti, fare una classificazione tassonomica cercando di suddividere la rete in vari livelli dove vengono accomunati i contenuti che presentano le medesime caratteristiche.

È possibile dunque distingue tra:

  • Clearnet: ossia il web in chiaro che si può navigare tranquillamente tramite i normali browser e indicizzati dai più comuni motori di ricerca;
  • Deep web: i siti presenti in rete ma non indicizzati dai motori di ricerca;
  • Darknet: sono reti virtuali navigabili utilizzando appositi sistemi che rendono anonima la navigazione quali per esempio Tor, Freenet e I2P e che necessitano di password di accesso o sono protetti in altro modo;
  • Dark web: la parte del web fa riferimento prevalentemente al contenuto accessibile tramite le darknet e spesso illegale (vendita di armi, stupefacenti, materiale pedopornografico).

| Clearnet vs. Dark web |

Possiamo dire, facendo un parallelismo, in prima battuta che se nel clearnet la struttura della rete è fatta di molti nodi e una quantità di contenuti limitati o comunque omologati, al contrario nel Deerk Web (neologismo con il quale si fa riferimento insieme al Deep Web e al Dark Web) ci sono meno nodi ma una maggiore quantità di contenuti.

Il Dark Web è la parte ancora più profonda e buia del Deep Web sia in merito alle modalità di accesso sia in merito alla tipologia dei contenuti.

Quando si parla di sorveglianza non sempre si fa riferimento immediatamente ai meccanismi presenti in rete che permettono di tracciare tutte le nostre attività online. Il termine “sorvegliare” etimologicamente fa riferimento al francese “surveiller”, composto da “sur” e “veiller”, ossia vegliare sopra. È in sostanza quello che avviene nel web che tutti conosciamo.

Se la sorveglianza dunque fa riferimento all’attività incessante del Grande Fratello, esisterebbe anche una “sottoveglianza” che è invece l’attività svolta proprio nella parte sottostante dell’iceberg al quale si faceva riferimento.

| Il lato oscuro del Deep web |

Generalmente le merci e servizi si pagano con le cryptomonete, per esempio Bitcoin. Si può vendere, acquistare di tutto; affittare un hacker, contattare attivisti, visitare biblioteche pirata, ottenere servizi vari di anonimato, trovare siti dei media per ricevere soffiate, ottenere e utilizzare dati personali altrui rubati precedentemente.

Se queste potrebbero sembrano attività “tranquille” è possibile segnalarne altre più pericolose: outlaw market (mercati neri), contrabbando di sigarette, negozi che vendono droghe, armi, lettori di carte magnetiche, sistemi di lavaggio e riciclaggio di cryptomonete sporche, siti che spiegano come intrufolarsi in edifici e scuole, smercio di denaro e documenti falsi, siti di propaganda e di organizzazioni terroristiche, siti pedopornografici, webcam private dove vengono riprese sevizie sugli animali o sugli esseri umani dietro pagamento comunque di somme molto elevate.

 

| Una rete veramente libera |

Ci sono, però, anche alcuni aspetti positivi concentrati prevalentemente nel Deep Web, dove si annida la maggior parte della cultura scientifica della rete, ma anche gli attivisti di ogni forma e specie, da quelli informatici a quelli politici e religiosi, che trovano proprio in questa parte del web un conclave riservato e ristretto per confrontarsi e il più delle volte far scaturire nuove proposte.

Lo stesso Deep Web di frequente è utilizzato dai governi e dai servizi di intelligence per sondare i pericoli internazionali, per esempio in funzione antiterroristica e fare prevenzione; ma in questi contesti sono attivi anche i centri di ricerca delle aziendali per catturare alcune tendenze in anteprima. Esistono poi interi mercati dell’informazione dove è possibile rintracciare notizie riservate. In questa porzione del web si sperimentano e si anticipano metodi innovativi di transazioni, marketing, distribuzione e catena del valore che poi gradualmente vengono diffuse e diventano di pubblico dominio.

Un mondo, dunque, variegato e composito e per capirlo a fondo bisogna immergersi in profondità.

è nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

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