Conservatorismo franco-tedesco e dissoluzione europea

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L’overdose elettorale è finita. Ma la bulimia massmediatica fatta di immagini, social network, talk show, grafici, sondaggi è incessante e sommerge le masse virtualizzate senza soluzione di continuità.

La vulgata mediatica, riguardo alle elezioni europee, ha anteposto gli effetti che esse hanno determinato nelle controversie governative italiane, mettendo invece in ombra le problematiche relative alla composizione del nuovo parlamento europeo.

E’ vero semmai il contrario. Dalle direttive politiche ed economiche della UE dipenderà invece il destino dei governi italiani. Con il successo della Lega (34,3%), e il drastico ridimensionamento del M5S (17,1%), gli equilibri tra le forze di governo appaiono decisamente mutati. Con tutta probabilità l’esperienza del governo gialloverde è agli sgoccioli, la sua spinta propulsiva al rinnovamento sembra si stia esaurendo.

Con nuove elezioni potrebbero riproporsi i vetusti schieramenti di centrodestra (con un Salvini in versione più moderata e la relativa scomoda inclusione di Berlusconi e compagni nella maggioranza, che comunque costituirebbe un buon viatico per l’ingresso dei leghisti nel PPE del dopo – Merkel), e di centrosinistra (schieramento composto dal PD e un M5S costretto ad una innaturale alleanza, onde sfuggire all’isolamento politico cui altrimenti sarebbe condannato). Tali prospettive rappresenterebbero un ritorno alla ormai desueta e stantia dialettica destra/sinistra, con conseguente vanificazione dell’ondata di cambiamento costituita dell’esperienza del governo gialloverde che comunque ha posto le basi per un sostanziale rinnovamento della politica italiana.

 

| La vittoria del conservatorismo europeista |

In Europa, come previsto, lo sfondamento sovranista non si è verificato, ma il successo dei partiti euroscettici, specie in Italia, Francia e Ungheria è stato rilevante. Certo è il definitivo declino dell’era della Merkel. Quest’ultima lascia una eredità assai gravosa nel governo dell’Europa. Gli equilibri socio-economici degli stati membri sono stati devastati dalle politiche di austerity, con accentuate diseguaglianze sociali, precarietà del lavoro, disoccupazione e politiche finanziarie che hanno prodotto ripetute crisi dei debiti sovrani. Questa Europa, che non ha mai definitivamente superato la crisi del 2008, si trova oggi ad affrontare una nuova recessione.

Ha vinto il conservatorismo europeista. Non è più tuttavia riproponibile in Europa l’alleanza tra popolari e socialisti che ha governato le istituzioni europee dal 1979 in poi. Ma, nonostante il calo di consensi, i popolari della Merkel sono ancora il primo partito in Europa. Si prospettano nuove alleanze, che includono il gruppo liberale dell’ALDE e i Verdi.

Il futuro dell’Europa appare improntato alla continuità della politica di rigidità finanziaria della passata legislatura. In termini politici, si dovranno creare nuove coalizioni allargate al fine di perpetuare il dominio dell’asse franco-tedesco sull’Europa. Infatti, alla classe politica dominata dai partiti tradizionali, ormai in declino (Germania e Italia), o addirittura quasi scomparsi (Francia), si sono sostituite nuove forze politiche artificialmente create come En Marche di Macron, o riesumate da una precedente marginalità politica minoritaria quali i Verdi, la cui unica funzione innovatrice è consistita nel far trasmigrare in un partito sicuramente liberal ed europeista, gli elettori in fuga da una sinistra (sia europeista che populista) in disfacimento. Il sistema europeo può clonarsi, riciclarsi, ma giammai riformarsi.

 

| Europeismo e sovranismo: un referendum tra bene e male assoluto |

Queste elezioni europee non sono state un confronto tra forze politiche antagoniste, tra contrapposte e alternative visioni dell’Europa e delle politiche europee. No, queste elezioni sono assimilabili a un referendum imperniato su scelte apodittiche quali la sopravvivenza dell’Europa o la sua dissoluzione, diritti umani o barbarie identitaria, democrazia o fascismo razzista, liberismo economico o oppressione statalista, progressismo laicista o oscurantismo medioevale. Il fronte europeista si è legittimato come una scelta necessaria e irreversibile, in quanto rappresentante univoco e insostituibile di una istituzione sovranazionale europea non suscettibile di alternative possibili. Nelle elezioni europee non ha avuto luogo un confronto / scontro tra tesi diverse, ma sono state impostate su una scelta discriminante tra un soggetto legittimo e uno delegittimato in quanto sovranista. L’europeismo si può riassumere in un dogma di carattere ideologico-teologico: Noi siamo l’Europa, non c’è altra Europa all’infuori della UE. Pertanto si è voluto contrapporre all’europeismo – bene assoluto, lo spettro sovranista dissolutore, cioè il male assoluto.

 

| Geopolitica europea, la grande assente |

Si vuole perpetuare l’immobilità di una governance europea oligarchica, anti populista e anti sociale, senza considerare che è stata proprio la sua politica di austerity a generare sia il fenomeno populista/sovranista che la Brexit. Il fronte europeista, suscitando panico collettivo e prospettando orizzonti apocalittici (invasioni della Russia di Putin, riviviscenza del razzismo e dell’antisemitismo), ha voluto esorcizzare i futuribili scenari di disgregazione europea scaturenti da un successo dell’estremismo nazionalista dei sovranisti, onde occultare ben altro nazionalismo, quello costituito dall’asse franco-tedesco, che, con armi tecnocratico-finanziarie, ha imposto il suo perdurante dominio sull’Europa.

Quello europeo è un modello di democrazia univoco, che non consente alternative o trasformazioni. E le scelte univoche presuppongono un sistema oligarchico.

Quante volte è stata delegittimata la volontà popolare (il caso della Brexit è illuminante), in quanto un popolo bue, ignorante e rozzo voterebbe solo con la pancia e sarebbe incapace di compiere scelte che devono essere devolute necessariamente ai tecnocrati? Il sistema Europa è infatti governato da organismi elitari non elettivi. Le consultazioni popolari avrebbero la sola funzione di ratificare e acclamare le scelte dell’oligarchia.

Se si fosse voluta affermare la necessità storica imprescindibile dell’Unione Europea, al fine di far fronte alle sfide globali delle potenze emergenti, allora si sarebbe dovuto affrontare il tema dell’Europa, quale soggetto politico unitario e indipendente nella nuova geopolitica mondiale. Tale problematica è stata invece del tutto rimossa nella consultazione elettorale europea.

L’unilateralismo americano, con la sua politica aggressiva sul piano internazionale, con il suo protezionismo economico messo in atto per colpire non solo la Cina ma anche l’Europa, dovrebbe indurre l’Europa ad assumere un diverso ruolo geopolitico. Infatti, dato il progressivo declino dell’Occidente, sarebbe necessario ridiscutere, se non abrogare il patto atlantico, provvedere da sé stessa alla propria difesa e alla propria sicurezza. L’Europa quindi dovrebbe stipulare patti e alleanze internazionali senza vincoli esterni che ne limitino la sovranità e l’indipendenza.

Ma, nonostante l’aggressiva ostilità statunitense, l’Europa, dati i vincoli strategici e finanziari che la legano agli USA e la politica filo atlantica dei paesi dell’est europeo, rimane nell’area occidentale, anche in questa fase di declino dell’Occidente.

Il vincolo esterno, rappresentato dagli USA, con relativa sovranità limitata, si configura come una necessità vitale per questa Europa, la cui unitarietà sussiste in funzione delle Nato. Qualora il vincolo del patto atlantico venisse meno, la dissoluzione della UE sarebbe assai rapida. Allo stesso modo, in Italia l’europeismo delle classi dominanti e dei partiti europeisti (PD, Forza Italia ed altri), individua nel vincolo esterno della UE e quindi nella subalternità italiana in Europa,  l’unica possibilità di risanamento morale e finanziario per l’Italia. Non a caso, sono assai numerosi in Italia i tifosi palesi ed occulti dello spread, del commissariamento italiano da parte della UE, del governo Monti e di futuribili governi tecnici.

L’impraticabile spirito di conservazione dell’esistente, unito all’innaturale dimensione astorica assunta dall’Europa, sono i mali morali che corrodono l’Europa e che alla lunga potrebbero annientarla.

 

| Europeismo conservatore e dissoluzione della UE |

Le forze politiche europeiste, già dominanti, anche se integrate in schieramenti maggioritari differenti, hanno prevalso nella governance europea. Non c’è dubbio: esse rappresentano il governo legittimo di questo sistema europeo, quale espressione politica delle oligarchie che detengono il potere economico ed esercitano la sovranità effettiva sull’Europa.

Il malcontento popolare diffuso e la netta divaricazione tra elites e popolo si accentueranno, le istanze di riforme politico-sociali dell’Europa rimarranno disattese. Si protrarrà in eterno l’andamento altalenante dello spread? I parametri finanziari, il fiscal compact, le fluttuazioni del Pil, saranno la ragione ultima delle nostre vite e di quelle delle future generazioni? La società europea diverrà uno smisurato lager popolato da masse si condannati ai lavori forzati a vita per debiti? Secondo i trattati il processo di unificazione europea è irreversibile. Ma di irreversibile nella vita e nella storia dell’uomo c’è solo la morte.

La vittoria degli europeisti non ostacolerà il processo di dissoluzione europea già in atto; esso non potrà che registrare progressive accelerazioni. La crescente pressione della protesta populista, con il declino dei partiti tradizionali, renderà sempre più problematica la governabilità degli stati. La recessione aggraverà la crisi occupazionale e le tensioni sociali già in atto. Il degrado morale e la progressiva decadenza dei valori etici comunitari potranno generare vasti fenomeni di contestazione contro l’invasività delle istituzioni europee nel governo degli stati. La disgregazione interna degli stati potrebbe provocare una crisi della stessa Germania, che potrebbe tramutarsi un una crisi sistemica dell’Europa.

L’Europa non è una patria, ma un progetto di ingegneria sociale cosmopolita destinato ad implodere. Ma dalla dissoluzione della UE non potrà forse rinascere l’Europa?

 

Luigi Tedeschi è nato a Roma il 13 novembre 1954. Laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto su Max Stirner, svolge la professione di revisore legale dei conti e consulenza aziendale. Con Costanzo Preve ha pubblicato nel 2008 il libro “Alla ricerca della speranza perduta”, dialogo filosofico - politico sulle problematiche del nostro tempo, nel 2013 "Lineamenti per una nuova filosofia della storia" e nel 2015 "Dialoghi sull'Europa e sul nuovo ordine mondiale". Ha anche pubblicato un libro intervista “Dove va la finanza?” con Giorgio Vitangeli, direttore del periodico “La Finanza”. È direttore del periodico ITALICUM, giunto…

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