Il fallimento di Internet. Da rete libera a strumento di potere

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| Da rete libera a strumento di potere |

Riusciamo per un attimo a immaginare la nostra vita senza Internet?

Si può iniziare a parlare di un fallimento di Internet?

Rispondere a queste domande è un esercizio difficile, stilistico e in controtendenza.

La rete è ormai pervasiva e occupa un ruolo importante in ogni aspetto della nostra esistenza. È certamente così per gli utenti, ma Internet sta diventando sempre più soprattutto uno strumento di potere e chi detiene le infrastrutture e gestisce i contenuti ha tra le mani un osservatorio privilegiato a livello economico, politico e sociale, utile poi anche per studiare e influenzare i possibili futuri scenari geo-politici. Detenere la struttura fisica della rete comporta un grande potere, ma avere la capacità di influenzare e gestire anche i contenuti lo è ancora di più.

| Da utenti a prodotti |

La rete è sacra e per alcuni versi intoccabile, utilissima e maledetta. Utilissima perché ci rende tutto facile e fruibile a portata di indice con i nostri click frenetici e gli sfioramenti amorevoli dei nostri touchscreen.

Ma c’è un rovescio della medaglia: nonostante questo si può iniziare a parlare del fallimento di Internet?

Maledetta, dunque, non solo in merito alla privacy erosa sistematicamente dal Grande Fratello che ha come spina dorsale proprio Internet, ma anche per il tempo che “perdiamo” dispersi nella rete stessa.

 

Diceva Steve Jobs: “Se il servizio è gratis, il prodotto sei tu”.

| Controllo dell’informazione, controllo delle menti |

Come è facile intuire, il controllo delle informazioni propinate attraverso i vari motori di ricerca, per esempio, è un’arma potentissima che può influenzare i navigatori, non fosse altro in base dall’indicizzazione e di conseguenza alla posizione della pagina dove è contenuta l’informazione che cerchiamo.

Infatti è provato che i navigatori, nella maggior parte dei casi, visualizzino solo i risultati della prima pagina della ricerca; pochi si spingono a visionare anche la seconda e pochissimi arrivano oltre la quinta.

Esiste un muro trasparente; la nostra vita si divide ormai tra due dimensioni: online e offline. Ma il problema è che diventano sempre più sfumate. Per non parlare poi della perdita di percezione dei rapporti umani “reali”.

La rete è una sorta di “comfort zone”: si vive senza rischi e si possono scegliere le persone con le quali relazionarsi. Online, a decidere su tutto è sempre e solo la velocità del nostro indice.

| Big Data: uno strumento nelle mani della politica |

Alla sfera privata si mescola, nella fruizione della rete, quella pubblica che riguarda essenzialmente la gestione delle informazioni e dei contenuti. La censura in rete, per esempio: una pratica presente da sempre.

Parlando nello specifico dei motori di ricerca è importante precisare che hanno tra le mani una enorme quantità di informazioni (che contribuisce e confluisce nel cosiddetto sistema dei Big Data) che, opportunamente filtrata e organizzata, permette di fare analisi sempre più approfondite in ambito sociale, economico e politico.

Questi dati possono dunque essere utilizzati a scopo commerciale, ma anche e soprattutto “politico”: ecco perché esiste sempre più un legame forte, ma che si tende a celare, tra i motori di ricerca e le agenzie governative – soprattutto americane – che sempre più spesso, anche in maniera forzata e non trasparente, pretendono l’accesso ai server dove sono contenuti i dati delle ricerche effettuate dagli utenti; questo soprattutto per analizzare macro scenari di riferimento per il futuro e mettere in campo azioni politiche mirate.

| Rivoluzione o involuzione? |

Se, come abbiamo visto, la rete – soprattutto negli ultimi anni – soffre una “crisi” d’identità, quali sono allora i cambiamenti principali che si stanno sviluppando?

La rete come siamo abituati a conoscerla, ossia quella in chiaro e fruibile dalla maggior parte degli utenti, può essere definita come “Internet generalista”. I cambiamenti in corso stanno portando progressivamente alla creazione di alcuni comparti con caratteristiche omogenee:

  • Internet delle cose o Internet degli oggetti: (IoT): ossia gli oggetti di uso comune dotati di una connessione alla rete; in tal modo gli oggetti o i luoghi diventano “intelligenti” (smart objects); gli ambiti di applicazione sono molteplici: domotica, automobili intelligenti, strumenti biomedicali;
  • Internet del valore: ossia al servizio dell’economia e della finanza con la conseguente creazione di ricchezza proprio grazie all’utilizzo delle enormi potenzialità della rete (dal commercio elettronico fino alle più recenti criptovalute); si tratta di uno scambio di “valore” (monetario o più in generale intellettuale o che esprima un diritto) tramite l’utilizzo di piattaforme di interazione affidabili e sicure;
  • Internet delle persone: il corpo umano diventa ibrido, carne e chip, con la possibilità di interazione biotecnologica (per esempio grazie all’introduzione nel corpo umano dei microchip o altri apparati biomeccanici ed elettronici).

Il grande interrogativo rispetto a questi cambiamenti riguarda la loro valenza e soprattutto il loro impatto. Si tratta di un’evoluzione della rete tradizionale o di appendici collaterali? Una rivoluzione o un’involuzione?

Forse la risposta a questi interrogativi potrà venire solo con il tempo e con il consolidamento di alcuni processi in atto.

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