Il Grande Fratello ci guarda: siamo schiavi della sorveglianza

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Il Grande Fratello effettua il controllo in tanti modi: i suoi occhi sono ovunque e si nascondono per esempio dietro le telecamere dei sistemi di videosorveglianza per strada, sui mezzi di trasporto o negli esercizi commerciali.

Siamo così abituati alla loro presenza che passano ormai quasi inosservati nella frenesia della vita moderna; addirittura in alcune circostanze la loro installazione viene invocata e pretesa per motivi di sicurezza e come deterrente e prevenzione delle azioni criminali. Alle telecamere pubbliche si aggiungono poi quelle private installate dai singoli cittadini, dalle attività commerciali, dalle aziende e dalle banche.

 

 

| Intellistreets |

Si sta inoltre diffondendo la cosiddetta tecnologia “intellistreets” ossia per esempio lampioni pubblici che “fanno luce” sul transito delle persone in un luogo pubblico.

I moderni lampioni potrebbero essere equipaggiati con una ricetrasmittente connessa alla rete e inoltre potrebbero essere dotati di sensori ambientali in grado di monitorare costantemente ciò che succede nelle vicinanze.

Alcuni potrebbero addirittura montare altoparlanti con i quali per esempio ammonire i passanti che magari buttano una carta per terra.

 

 

 

| Il controllo entra nelle nostre case |

Da qualche anno in questo ambito si è fatto un ulteriore passo avanti: l’occhio del Grande Fratello è stato portato all’interno delle mura domestiche. Nei computer portatili e fissi da tempo sono state integrate minuscole telecamere utilizzabili prevalentemente per le video chiamate in chat e più di recente per fare le dirette. Queste, insieme alle fotocamere, sono state inserite anche negli smartphone.

Come al solito, però, questo miglioramento tecnologico nasconde delle insidie per la nostra privacy.

A rivelarlo sono addirittura gli stessi protagonisti della New Economy. Già il creatore di Facebook Mark Zuckerberg, per esempio, si è mostrato in un selfie in cui faceva notare il cerotto che copriva la webcam del suo laptop. Ha fatto scalpore, poi, di recente la notizia di alcuni video messi in rete che riprendevano scene di sesso di alcune coppie sul proprio divano catturate dalla cam frontale presente sui moderni smart TV. Siamo, dunque, già un passo oltre la funzione dei teleschermi descritti da Orwell nel suo 1984.

Inoltre tutti i moderni dispositivi quali smartphone e tablet sono muniti di un sistema di geolocalizzazione. In questo modo siamo costantemente rintracciabili, anche con il dispositivo spento.

Tutto questo potrebbe sembrare già molto preoccupante, ma il futuro imminente riserva altre sorprese.

 

 

| Il microchip sottocutaneo |

Una forma di controllo che si sta sviluppando progressivamente in questi anni e che nel prossimo futuro avrà certamente un ruolo importante è l’utilizzo del microchip sottocutaneo da inserire nella mano tramite una veloce iniezione. Gli scopi di utilizzo sono molteplici: rintracciabilità, contenitore di informazioni sanitarie, mezzo di pagamento e controllo delle attività lavorative dei dipendenti.

L’utilizzo che troverà forse maggior riscontro nei prossimi anni sarà quello collegato alle attività quotidiane: aprire serrature, mettere in moto automaticamente l’automobile, interfacciarsi con altri dispositivi intelligenti, effettuare login al computer e smartphone e pagare magari con i Bitcoin. I prezzi sono abbordabili e popolari: dai 40 ai 70 euro per chi desidera acquistare il “comfort kit” con tutto il necessario per l’operazione, siringa e guanti inclusi. Gli ultimi dati aggiornati a livello mondiale parlano di numeri abbastanza importanti: ci sono tra le 30 mila e le 50 mila persone già taggate con un piccolo microchip sottopelle.

In questo modo il controllo diventerebbe totalizzante e la vita delle persone potrebbe essere monitorata davvero costantemente.

 

 

| Gli scenari futuri |

Come si può notare ci stiamo incamminando verso uno scenario che va ben oltre quello immaginato nel romanzo di Orwell. Nella vita di tutti i giorni svolgiamo una quantità di azioni che possono essere potenzialmente controllate: navighiamo in internet, utilizziamo il nostro smartphone, siamo utenti attivi dei social media, utilizziamo il GPS, ci muoviamo in città piene di telecamere e paghiamo ormai quasi sempre con le carte di credito. Azioni simili si ripetono all’infinito nell’arco della giornata e tutti i giorni. Si ammassano così grandi quantitativi di dati dai quali poi potenzialmente è possibile estrarre profili specifici e personalizzati.

Sta nascendo così una nuova frontiera, quella dei cosiddetti “Big Data”.

Alcune domande a questo punto sono necessarie:

 

Chi immagazzina questi dati? Chi li può utilizzare? Per quali fini? E la nostra privacy?

 

Il cerchio si chiude e si ritorna in una nuova preistoria: il grande “villaggio globale” ha le stesse caratteristiche del villaggio primitivo; tutti controllano tutti, ma il risultato ultimo è diverso e per alcuni versi inquietante: tutti noi siamo i nuovi schiavi del controllo. È pronta una nuova e moderna identità, quella digitale, dello scemo del villaggio globale.

Nel romanzo di Orwell così si esprimeva l’antagonista Emmanuel Goldstein:

 

«Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai».

 

Che ci piaccia oppure no il Grande Fratello ci guarda.

 

è nato a Matera nel 1975. Vive e lavora a Ferrandina (MT) come giornalista, scrittore e comunicatore web. Laureato nel 2001 in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari. Da luglio 2015 è redattore per la rivista «Mistero» dell’omonima trasmissione televisiva di Italia Uno. Già redattore per testate giornalistiche cartacee e online.

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