Le maschere del Potere e il potere delle maschere

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“Dammi un maschera, ti prego, un’altra maschera ancora”.

(Friedrich Nietzsche, “Al di là del Bene e del male”)

“Muovetevi anche stando fermi! Non cessate di muovervi!

Fate rizoma e non radice, non piantate mai! Non seminate, iniettate!

Non siate né uno né molteplici, siate delle molteplicità!

Fate la linea e mai il punto! Siate rapidi anche stando sul posto!”.

(Gilles Deleuze, Felix Guattari “Mille Piani”)

 

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera”

sentenziava il filosofo del martello Friedrich Nietzsche. Ovviamente l’attuale sistema di potere non fa eccezione, con le sue molteplici stratificazioni, seppur appaia oramai come un “re nudo”, disvelato sempre più nelle sue strategie di auto-conservazione, repressione e normalizzazione del dissenso.

Ma ne siamo davvero sicuri? O anch’essa è un’illusione come lo è la superficie della maschera che mostra per nascondere? In ogni caso una maggiore comprensione dei suddetti meccanismi non ci deve affatto condurre ad abbassare la guardia e sottovalutare la straordinaria capacità metamorfica dimostrata dall’odierno sistema neoliberista tecnofinanziario globale, che come novello Proteo muta costantemente forma per mai mutare sostanza.

 

| La capacità di dissimulazione del sistema |

Uno dei motivi principali del suo continuare a essere dominante, nonostante le sempre più evidenti falle sia da un punto di vista macroeconomico, sia da un punto di vista ecologico, che dovrebbero presumibilmente comportare la sua implosione, sta proprio nella sua sopraffina e machiavellica capacità di dissimulare la sua vera natura, attraverso la creazione di un Immaginario completamente distorto e illusorio che conduce la maggior parte delle masse a credere ingenuamente a tutto ciò che appare, o meglio a ciò che si vuole che appaia, dipingendolo come “vero”.

E’ triste constatare come la maggior parte di coloro che vediamo muoversi come automi per le città sono completamente e irrimediabilmente immersi nel gioco sfavillante di Maya, preda di continui baloccamenti, di-vertimenti e di-strazioni mirabilmente architettati da quello che nella tradizione indiana viene indicato come Lila.

In questo gioco di ipnotici e subdoli specchi, in cui si offre alla vista ciò che si sottrae a tutti gli altri sensi, finendo per ridurre e limitare la libera espressione dell’essere umano e le sue molteplici potenzialità, la prima regola di resistenza che mi sento di indicare è:

“Non credete a niente che vi viene propinato attraverso i canali di informazione mainstream. Non credete a niente di ciò che appare attraverso uno schermo”.

Mi rendo conto possa suonare piuttosto forte, ma per tentare di recuperare un rapporto maggiormente trasparente con il mondo circostante ritengo sia fondamentale, per quanto possibile, tornare a “toccare con mano” o comunque cercare di verificare in maniera il più possibile diretta la fonte delle informazioni in questione.

Oggi, nel tentativo di districarci tra continui stimoli virtuali e cosiddette “fake news”, all’interno della cosiddetta “società dell’informazione”, siamo bombardati costantemente da un flusso ininterrotto di input che agiscono nella maggior parte dei casi ad un livello sub-conscio, conducendoci a credere, come automi ingegneristicamente programmati, a tutta una serie di dogmi e dettami indotti dall’alto.

 

| La fabbrica dell’indignazione e la manipolazione di massa |

Una delle strategie più subdole e raffinate, che ha come effetto immediato il lavarsi la coscienza sentendosi “bravi e buoni” e come conseguenza reale il lasciare perfettamente intaccato ciò che viene indicato e avvertito in quel preciso momento come “il problema”, è ciò che ha a che fare con la cosiddetta “fabbrica dell’indignazione”. Ciò implica il fatto che puoi, anzi devi, indignarti, urlare al mondo la tua netta e ferma riprovazione, scriverlo a caratteri cubitali sulla tua bacheca Facebook, postare e condividere da “anima buona e giusta” la tua incredulità e il tuo sdegno morale, magari persino firmare con ardore una di quelle petizioni che chissà quali brividi freddi provocherà a chi regge i fili e, perché no, unirti insieme ad altre centinaia di migliaia di persone per una meditazione collettiva mondiale atta a cambiare per sempre le sorti del pianeta. Bene, tutto molto nobile e idealmente ineccepibile, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere quanto concretamente efficace?

In realtà la “fabbrica dell’indignazione” agisce quotidianamente in relazione a tutta una serie di tematiche e questioni che vengono sapientemente veicolate dai sistemi di obnubilamento di massa per condizionare e manipolare l’opinione pubblica: certo, apparentemente per sensibilizzarla su temi di stringente attualità che coinvolgono la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, come ad esempio la questione del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici,  sostanzialmente e praticamente per sedare ogni forma di reale ribellione all’ordine costituito, fornendo gli strumenti che lei stessa ha pre-confezionato e che di certo non potranno mai incidere veramente sulla problematica in questione, tanto meno apportare un reale cambiamento.

 

| La “ribellione” che piace al sistema |

Dunque, va bene indignarsi scrivendo e condividendo sui vari social in merito ai pericoli legati all’aumento della temperatura terrestre e al conseguente scioglimento dei ghiacciai, va bene scendere in piazza rivendicando il diritto di poter dare un futuro ai propri figli e nipoti, va bene attribuire il prossimo Nobel per la Pace all’integerrima eroina Greta Thunberg, va bene aprirsi a questa “epoca collettiva di consapevolezza illuminata”, l’importante però è che poi si torni placidamente a casa, ci si cambi per andare in ufficio con la propria automobile, si accompagni i propri figli in quelle grigie strutture di inquadramento mentale chiamate scuole, si vada a fare la spesa nel solito asettico e fornitissimo supermercato dove non esistono le stagioni e magari, perché no, la domenica pomeriggio si faccia una passeggiatina digestiva in un bel cento commerciale, tra un’amenità e un’altra.

Scriveva il caustico e profetico Nietzsche:

Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono eguali. Una vogliuzza per il giorno e una per la notte: salva restando la salute”.

Ebbene sì, oggi persino il modo di ribellarsi all’attuale sistema di potere è stato conformato a certe modalità create ad hoc dallo stesso sistema: un capolavoro strategico senza uguali nella storia.

Ora, come possiamo agire senza necessariamente isolarsi in cima a un monte cibandoci di bacche e radici oppure senza per forza rintanarci all’interno di una comunità/eco-villaggio, con i rischi correlati di auto-referenzialità e di fuga dal cosiddetto “Mondo Condiviso”, il Mit-Welt di cui parlava Heidegger?

 

| Siamo noi a cedere i nostri dati… |

Partiamo dal porci una semplice domanda: di cosa ha bisogno oggi l’attuale sistema di potere per mantenersi tale? Innanzitutto esso necessita costantemente di informazioni, di tante tantissime informazioni, al fine di mantenere l’ordine e il controllo. E per ottenere queste informazioni esso è stato così intelligentemente raffinato da raggiungere il suo obiettivo senza nemmeno chiedercele espressamente: ha saputo indurci a fornirgliele volontariamente, spesso inconsapevolmente e soprattutto gratuitamente.

Anche qui, bisogna ammettere che si tratta di un altro straordinario capolavoro strategico, perpetrato soprattutto attraverso le moderne tecnologie, in particolare grazie al connubio micidiale dato da smartphone e social network. Tutte queste informazioni sono fondamentali per mantenere lo status quo e vengono raccolte attraverso i due grandi vettori dell’agire umano: la paura attraverso la maschera della sicurezza (“lo stiamo facendo per il tuo bene”); il desiderio attraverso la maschera della libertà (“ora puoi esprimere liberamente te stesso senza più limiti”).

Ecco qui, portata all’eccellenza, la realizzazione della massima schiavitù travestita da massima libertà.

 

| Che fare? |

Ebbene, per contrastare queste maschere del potere, credo sia necessario giocare quanto più possibile con la propria cosiddetta Identità, ciò che ci auto-definisce all’interno di un certo ruolo sociale, con ciò che attribuisce uno statuto al nostro essere produttori di merci o servizi e soprattutto con ciò che ci identifica in quanto consumatori, dissimulando quotidianamente e assumendo sempre più consapevolezza del potere delle maschere che possiamo sfruttare a nostro vantaggio. Rendiamoci conto di avere a disposizione “una nessuna centomila maschere”, parafrasando Pirandello, per cercare di sfuggire alla morse coercitive e tentare di provocare un inceppamento nel meccanismo perfettamente oliato delle cosiddette “indagini di mercato”. Rendiamo le statistiche ciò che realmente sono, proiezioni sul nulla, trasformiamo l’illusione di conoscenza in conoscenza illusoria senza più presa sulla infinite varietà delle scelte soggettive.

Ciascun soggetto si faccia molteplicità di Io in una sorta di schizofrenia dirompente e scardinante le attuali logiche di potere. Ri-veliamoci per custodire il senso più profondo di questa parola, ossia poniamo ogni volta un nuovo velo.

Cerchiamo di essere allo stesso tempo ciò che siamo e ciò che non siamo. Dissimuliamo, ossia fingiamo di accettare di giocare a questo gioco e nel frattempo trucchiamo le carte, con lucidità e accortezza. Giochiamo a questo gioco, dissimulando le nostre reali intenzioni, ma allo stesso tempo non dimentichiamo di porre le basi per un altro gioco. Un gioco nel quale confidiamo si possa un giorno giocare a carte scoperte, nel quale l’essere umano possa ritrovare l’autenticità e la libertà perdute. Ma sino ad allora contrastiamo le maschere del potere con il potere delle maschere, per cui “datemi un’altra maschera”!

 

Loris Falconi nasce a Rimini nel 1981. Laureato in Filosofia - indirizzo psicologico - si specializza come Counselor Filosofico. A partire dal 2008 inizia a dare vita ad una serie di eventi culturali, in collaborazione con enti pubblici e privati, tra cui “Caffè Filosofici”, “Miti sotto le Stelle”,  “Escursioni Filosofiche”, “La Via del Mito”. Nel 2013 consegue il diploma di Ipnologo/Ipnotista, iniziando così ad esercitare la libera professione in vari studi associati. Nel 2017 fonda a Rimini l’Associazione Culturale “Dispaccio Filosofico” di cui è presidente. Dal 2018 è socio e docente di “Pragma. Società Professionisti Pratiche Filosofiche” di Milano. Tiene…

Commenti 3

  1. Accortezza e lucidità…non siamo esseri razionali, la ragione viene dopo..tutti gli studi sulla mente vanno proprio nella direzione di controllarci sempre meglio..quello che dici è pura illusione

  2. Dovrei leggere il tuo libro per capire sino in fondo che tipo di maschera alternativa a questo sistema, l’unica cosa che conosco e che mi serve da schermo, da scudo al continuo propinarci, falsi bisogni, false democrazie, pilotandoci verso interessi liberisti del potere controllando ogni mossa, ogni rivendicazione per inserirle e strumentalizzarle a loro fini.
    Come porsi.? Trovare dentro a se stessi per capire quali sono i veri valori, i veri strumenti per essere veramente liberi. IL sapere, l’informaci è utile, sono mezzi per riconoscere il falso, ciò che è al di fuori dei dell’utilità per conservare la tua dignità di uomo mentale e spirituale, meglio ancora quella percezione sottile che nasce e procede verso l’infinito. Sono aspetti in cui tutti gli uomini devono trovarsi. Non è una cosa semplice perche la maggioranza preferisce trastullasi in questo tecnologico progresso, questa finta libertà in cui ci porterà in non so quale fase della vita, forse nel pericolo stesso del pianeta.

  3. Eppure c’è stato un tempo, remotissimo, in cui la maschera aveva un significato cultuale, sacro, per non dire magico… era sacra al dio Dioniso, e nella tragedia greca gli attori la indossavano per creare nello spettatore il senso del mistero e fargli percepire la reale presenza del dio sulla scena. Che tristezza e che desolazione constatare come si è evoluta la concezione della maschera attraverso i secoli… per non parlare del significato aberrante(appunto)che si ritrova ad avere nel ventunesimo secolo dopo Cristo.

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