M5S: adesso o torna alle origini, o muore

Autore

Le recenti elezioni europee hanno sancito, come sappiamo, il trionfo di Salvini con il 34% e il tracollo del M5S che, con il 17%, ha dimezzato i consensi rispetto alle politiche dello scorso anno.

Diversi commentatori, nei giorni successivi, si sono sperticati nell’addebitare il tracollo dei 5 Stelle all’alleanza con la Lega, fonte di tutti i mali del pianeta.

Le cose non stanno proprio così.

 

| Il M5S ha tradito le proprie promesse |

Come spiegavo in un articolo precedente, il M5S ha disorientato i propri elettori con una serie pressoché infinita di promesse tradite, contatti ambigui con esponenti dei tanto vituperati “poteri forti”, dichiarazioni contraddittorie e politiche assolutamente sovrapponibili a quelle del Pd o delle “sinistre arcobaleno” su temi come l’Euro, le regole di bilancio imposte dall’Ue, i vaccini, le adozioni gay, l’immigrazione di massa.

Se un movimento che si definisce “anti-sistema” e su questo costruisce il proprio consenso, poi si riduce a difendere il parametro-fuffa del 3% del deficit/Pil (inventato e arbitrario), a incensare Mattarella, a bacchettare Salvini perché “fa alzare lo spread” e a dire che dall’Euro e dall’Ue non si uscirà mai, è chiaro che buona parte dell’elettorato poi vada via disgustata, migrando verso i più decisi leghisti, verso l’astensione o addirittura verso il Pd.

Del resto, si potrebbe dire, tra l’originale e una copia si preferisce sempre la prima.

 

| Che fare? |

Il M5S adesso si trova davanti a un bivio: o recupera in fretta la carica incendiaria con cui era nato, mantenendo almeno alcune delle promesse che gli hanno valso un largo consenso fino allo scorso anno, oppure si avvia a un rapido declino tra le accuse di tradimento e infamia.

La via per recuperare il feeling con l’elettorato c’è, ed è in quelle stesse promesse fatte per anni: referendum consultivo sull’uscita dall’Euro (e dall’Ue), abrogazione di Fiscal Compact e pareggio di bilancio, sforamento dei vincoli di bilancio Ue e politiche di spesa pubblica di stampo keynesiano, nazionalizzazione di Bankitalia e di altri settori essenziali dell’economia, stop a Ceta e Ttip, abrogazione della legge Lorenzin, stop al business dell’immigrazione clandestina e alle Ong collegate, sostegno ai meno abbienti e alle piccole e medie imprese, lotta a tutti i “poteri forti” sovranazionali che minano il processo democratico.

 

| La riunione del Club Bilderberg |

Su quest’ultimo punto, occorre portare l’attenzione sulla riunione del Bilderberg in svolgimento in questi giorni, ben segnalata da Enrica Perucchietti: tra gli invitati spiccano Matteo Renzi e Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano. È più che lecito pensare che il consesso creato da David Rockefeller, e a cui partecipa l’establishment euro-atlantico, stia pensando di terminare l’esperienza del governo gialloverde, per sostituirlo con uno M5S-Pd. È noto, infatti, che Renzi sia il principale oppositore di una tale alleanza (vedremo se lo sarà ancora dopo), mentre il Fatto si è sempre distinto per promuoverla.

A Salvini e Di Maio il compito di continuare la loro esperienza di governo senza farsi separare da liti e pressioni esterne, rispettando il mandato ricevuto dagli italiani nel 2018.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *