Marcello Veneziani: nostalgia degli dei… e del Destino

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| Un libro per meditare |

Esistono libri da leggere e altri da meditare.

L’ultimo libro di Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei (Marsilio Editori), appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria. Ciò non perché sia un libro di difficile lettura, anzi, tutt’altro. Piuttosto perché ogni paragrafo, ogni frase chiede di fermare lo scorrere della lettura e di riflettere su quando è stato appena letto. Ma questo, come sa bene chi è un abituale lettore dei libri di Veneziani, è una caratteristica tipica dell’autore che richiama, in modo molto piacevole, lo stile aforistico di Friedrich Nietzsche. Insomma, uno stile di scrittura che consente di esprimere in poche righe e in modo molto efficace quanto altri cercherebbero di spiegare in capitoli se non addirittura in interi libri.

Proprio questa caratteristica, però, che già di per sé è sufficiente a elevare Veneziani tra i (pochi) veri filosofi del nostro tempo, costringe chi scrive a parlare di uno soltanto dei numerosi temi trattati in Nostalgia degli dei. Quello su cui mi voglio concentrare svolge la funzione, a mio parere, di minimo comune denominatore a tutti gli altri: mi sto riferendo al Destino.

 

| Destino: la via che conduce al senso della vita |

Perché per un individuo la famiglia, la civiltà, la nazione in cui è nato dovrebbero essere cose importanti? Perché, ci spiega in modo accurato Veneziani, così ha voluto il Destino. E cosa significa questo? Significa che nulla accade per caso. Se esiste un Destino, infatti, tutto accade secondo una logica dettata da quella che potremmo definire “Intelligenza Superiore”.

Chi si sforza di guardare in modo obiettivo la realtà non può fare a meno di notare che ciò che ci accade è dettato sempre da una volontà superiore al nostro piccolo “io”. Sarebbe sufficiente pensare al fatto che se siamo nati in una determinato giorno di un determinato anno in una determinata epoca e in un determinato luogo ciò non è avvenuto di certo per nostra volontà. È avvenuto: qualcosa di più grande di noi lo ha voluto. E non è già sufficiente pensare a questo per prendere coscienza del fatto che tutto il nostro modo di essere è inevitabilmente influenzato da questi fattori?

Se non dovesse bastare a convincervi questa “presa di coscienza” perché siete tra coloro che hanno bisogno della conferma della scienza per poter dare il vostro consenso a un concetto, Veneziani ci invita a riflettere sul DNA: esso non è forse

«il destino in nuce degli organismi viventi»?

Ma pensiamo anche al “codice” attraverso cui la scienza stessa acquisisce senso, e cioè alla matematica. Non è forse la stessa matematica la dimostrazione evidente che tutto è concatenato? Non consiste proprio in questo la natura della matematica: cogliere il nesso che legata e influenza ogni cosa a un’altra?

 

 

| Civiltà, patria, famiglia e il filo che li lega

Ma ritorniamo alla nostra nascita. Dicevano che noi siamo “apparsi”, siamo stati “gettati” – per dirla con Heidegger – in questo mondo non grazie alla nostra volontà ma per la volontà di “qualcos’altro”. Alcuni chiamano questo “qualcos’altro” “Natura” mentre altri, più inclini a un linguaggio spirituale, lo chiamano “Dio”. In ogni caso il punto centrale della questione non cambia: siamo stati “immessi” in questo mondo da qualcosa di superiore a noi. E, ovviamente, con la nostra nascita ci siamo ritrovati in una civiltà, in una patria e in una famiglia che caratterizzano tutto il nostro modo di essere. Siamo quello che siamo proprio in grazia di questi tre fattori.

Il punto nodale di ciò consiste nel fatto che lo scopo e il senso della nostra esistenza sono legati all’accettazione di questi tre fattori: la nostra vita, infatti, si riempie di senso solo e soltanto se accettiamo di essere ciò per cui siamo nati; e possiamo capire questo nostro “ruolo” nel mondo solo se accettiamo di giocare nella “squadra” in cui l’Ordine Superiore ci ha collocati. Se accetteremo questo “ruolo” accettando e difendendo la civiltà, la patria e la famiglia in cui siamo nati, allora ci sentiremo in armonia; se invece questo “ruolo” lo rifiuteremo, inevitabilmente ci sentiremo in disarmonia e senza senso, ci ritroveremo nella stessa situazione di quel violinista che insiste nel suonare Beethoven mentre tutto il resto dell’orchestra sta suonando Mozart.

Non basta, però, accettare la civiltà, la patria e la famiglia per poter percepire la propria vita come “sensata”.

Bisogna anche sentirsi parte di una comunità, percepire e vedere dietro di sé una tradizione, smettere di avere una concezione materialistica e meccanicistica della vita e cominciare a guardare gli eventi attraverso gli occhi del mito, maturare in sé, ovviamente, il senso del Destino, capire che abbiamo un’anima che è scintilla e parte integrante dell’Essere Superiore, avere consapevolezza che Tutto è Uno e che noi facciamo parte di questo Uno che viene spesso chiamato Dio e che, infine, tutto è ciclico e che, quindi, tutto è soggetto al ritorno. Tutto infatti ritorna, anche questi fattori appena elencati che oggi sembrano essere del tutto scomparsi e che Veneziani ha definito – e di qui il titolo – dèi.

 

La decadenza che stiamo vivendo e la nascita di un nuovo inizio

«Proviamo a pensare che la perdita dell’essere e la fine del senso, la morte di Dio e l’avvento del nulla non siano più il nostro punto d’arrivo verso cui stiamo precipitando, ma il nostro punto di partenza. La catastrofe o la liberazione non è più davanti a noi o in corso di svolgimento, ma è alle nostre spalle, si è ormai compiuta nei suoi tratti essenziali.»

 

Così scrive Veneziani nel capitolo “Destino”. E se tutto è soggetto sempre a dei cicli che ritornano, inevitabilmente questa affermazione non può che essere vera.

La nostra civiltà è in piena fase di decadenza, questo è evidente a tutti. Anzi, potremmo dire che si trova in quella fase in cui vengono emessi gli ultimi rantoli. Ma dopo la morte di qualcosa c’è sempre un nuovo inizio. A tal riguardo, colpisce particolarmente una parte del capitolo “Civiltà” in cui, pensando a una nuova aristocrazia in grado di ricreare una nuova civiltà, Veneziani scrive:

 

«Liberi dal potere e dalla sudditanza ma capaci di esercitare un ascendente su ambo i versanti, la più grande libertà nasce dal non avere paura e dal non subire l’ossessione di vivere a ogni prezzo. La vera libertà è non aver paura di morire; meno si teme la morte più si è liberi. […] il peggio che ci può capitare era già previsto dalla nascita, morire. La libertà è non averne paura perché nessuno può toglierti niente di più importante della vita. Rispetto alla morte tutto si relativizza e nessuno può privarti di nulla d’essenziale. E per non avere paura di morire non c’è che una via: scrollarsi dell’io, vedere le cose da un punto di vista superiore, impersonale, universale: non badare al proprio declino biologico. Di qui sorge la dignità e l’indipendenza, che per suscitare una civiltà necessita di un’aristocrazia di uomini liberi dalla paura di perdere qualcosa, vita inclusa. Uomini che in casi estremi arrivino a dire: se perdo la vita non è poi la fine del mondo… Una civiltà sorge – e risorge – se non ha paura di morire, se non bada solo a sopravvivere…».

 

Non credo, dopo questa splendida affermazione, che ci sia altro da aggiungere se non il fatto di vedere in questo nuovo libro di Veneziani un’opera che possa fungere da fondamenta per poter ridare inizio alla nostra civiltà.

 

| Marcello Veneziani |

Giornalista, scrittore, filosofo.

Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai.

Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani.

È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).

La nostaglia degli dei è il suo ultimo saggio pubblicato da Marsilio Editori.

dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership, collaborando con esperti del settore e scrivendo numerosi articoli ed ebook tra cui La mente dello stratega che è rimasto per mesi in vetta alle classifiche. Con la Uno Editori è in uscita il libro Manuale di resistenza al potere.

Commenti 1

  1. Sarebbe ora, finalmente, di ritornare al pensiero dei greci antichi. Il senso del destino e del tragico sono stati creati di loro. Le pagine immortali di un Sofocle o di un Eraclito non possono che confermarlo ad ogni generazione. Il Fato degli antichi greci è perfino superiore allo stesso Zeus signore indiscusso degli dei. Non parlatemi di tecnologia, di consumismo e di altre frottole, per favore, di fronte al senso profondo del Destino che coinvolge l’uomo nella sua essenza.

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