Maternità surrogata: la CGIL ospita un convegno per regolamentare la pratica e le femministe insorgono

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A Roma presso la Cgil nazionale si è tenuto un convegno per proporre la regolamentazione della pratica della maternità surrogata e le femministe sono insorte.

 

| Un convegno per regolamentare l’utero in affitto |

Ieri, 19 giugno, sono state presentate due proposte di regolamentazione della “gestazione per altri”, in collaborazione con le associazioni Luca Coscioni, Famiglie Arcobaleno e altre, con l’obiettivo di superare i limiti imposti dalla Legge 40, e normare pertanto le modalità di accesso alla fecondazione medicalmente assistita anche per chi non può sostenere una gestazione.

Le associazioni, nei testi, chiedono al Parlamento:

“Di normare le modalità di accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita alla base di un percorso che consente di avere un figlio a chi non può; di intervenire alla luce del progresso scientifico e culturale che oggi riconosce nella gestazione per altri una concreta possibilità di un figlio” (leggi qui).

| Il segretario Landini si dissocia |

Il segretario della CGIL, Maurizio  Landini,  dopo le polemiche, ha preso le distanze, dicendo in una nota di non condividere i contenuti del provvedimento.

È sempre più evidente che si sta cercando di legalizzare questa pratica anche in Italia, trincerandosi dietro il mantra del progresso.

Negli ultimi anni la discussione sui risvolti etici della maternità surrogata ha fatto molto discutere e sempre più femministe hanno compreso che il fenomeno ha dato vita a nuove forme di schiavismo moderno, in cui il corpo della donna è visto come merce e il bambino come un oggetto che può essere venduto e comprato.

 

| Il mercato della surrogata |

Il mercato delle madri surroganti è infatti l’ultimo tassello del processo di mercificazione: ammantandosi del falso buonismo e di una propaganda mediatica volta a trasmettere nell’opinione pubblica l’idea della surrogata un “atto d’amore”, si intende strumentalizzare il corpo femminile e fare dei bambini una “merce” di scambio.

La generazione viene scollata dall’atto sessuale e diviene un lusso per pochi: “fabbricazione” di bambini.

Il meccanismo che sta dietro la maternità surrogata è infatti capitalista: finalizzato a trarre profitto e rivolto esclusivamente ai ricchi.

È un mercato in costante crescita che nonostante le restrizioni (o proibizioni) vigenti in molti Paesi frutta miliardi di dollari l’anno a livello internazionale.

 

| La propaganda per sensibilizzare l’opinione pubblica |

Il fenomeno è ormai talmente legittimato a livello culturale che i giornalisti negli ultimi anni si occupano di denunciare il fatto che in Italia tale generosa compravendita di bambini non sia legale.

Invece di biasimare o almeno sospendere il giudizio sulle condizioni che possono spingere una donna a mettere al mondo un figlio per un’altra coppia, si rivendica il diritto di poter importare tale condotta anche nel nostro Paese.

Per non parlare di quelle trasmissioni televisive che sponsorizzano la bontà di tale pratica metgtendo in scena vip e opinionisti.

Si usano due tecniche auree della manipolazione sociale: il metodo dell’empatia e la tecnica della gradualità. Da un lato si instilla, per gradi, nell’opinione pubblica l’idea che la maternità surrogata sia una pratica positiva, vessillo del progresso, dall’altro che tramite la gestazione per altri coloro che non possono avere figli potranno finalmente “offrire amore” a una creatura e soddisfare così il loro desiderio.

Perché, indipendentemente dai costi della surrogata, si tratta di soddisfare un desiderio (quello di avere figli), strappandoli alla madre surrogante e cedendoli pertanto a terzi come merce.

Si sfrutta cioè il corpo di una donna per ottenere il massimo profitto, proprio come nell’industria e si cedono nenonati come se fossero merce. Perché è esattamente questo: una fabbrica fordiana di bambini.

 

| I bambini diventano merce |

Ci sono desideri che per quanto umani non possono essere confusi né rivendicati come diritti. Il diritto ad avere figli non esiste a priori. Non esiste per le coppie eterosessuali, né per i single, né per le coppie quelle omosessuali. L’ethos dell’avere prole esiste semmai a posteriori – una volta avuto figli dobbiamo prendercene cura – ma non a priori. Esistono altre strade che dovrebbero essere migliorate, come l’adozione.

Vi sono semmai i diritti dei bambini che non vengono presi in considerazione. Il diritto di non essere strappato alla madre… e venduto come merce. Perché un bambino sviluppa una relazione unica, eccezionale con il corpo di quella donna che lo alimenta e lo porta con sé per nove mesi. Quel corpo, quell’utero non è un forno, ciò che sente e prova viene condiviso da quel feto che cresce dentro di lei e un giorno sarà un bambino.

L’utero in affitto è semmai paragonabile alla prostituzione, scevra da alcuna impostazione moralistica. Si affitta il proprio corpo per un bene di lusso, da una parte la maternità per la gestazione per altri, dall’altra il piacere fine a se stesso per la prostituzione. Quindi non si può certo associare qualsivoglia forma di “amore” a tale forma di “servizio” a pagamento.

Mercato di ovuli, selezione degli embrioni, reificazione del corpo femminile e mercificazione dei bambini.

Stiamo assistendo al passaggio da uomo mercificato all’uomo merce, che nasce cioè come merce attraverso l’ingegneria genetica e che non ha via di scampo. È un vero e proprio cambiamento di stato, un mutamento antropologico, non solo culturale sui cui risvolti dovremmo riflettere prima che sia troppo tardi.

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