Morte Epstein: avviate tre indagini. Anche i media parlano dei misteri sul presunto suicidio

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Sono troppi i misteri che aleggiano sul presunto suicidio di Jeffrey Epstein. Al punto che persino i media mainstream si interrogano sui retroscena della sua morte presso il Metropolitan Correctional Center, considerato la “Guantanamo di New York”.
I detenuti vengono tenuti nelle loro celle per 23 ore al giorno e le telecamere a circuito chiuso li riprendono di continuo: eppure la videosorveglianza sarebbe andata in tilt al momento della morte del finanziere. Com’è possibile che il detenuto sia stato lasciato solo in cella e senza controllo?
 
Rircordiamo infatti che due settimane fa Epstein era stato ritrovato semi-incosciente in cella sdraiato in una posizione fetale con evidenti segni sul collo. Venne detto che aveva tentato il sucidio.
Non è del tutto chiaro – raccontano alcune fonti – se i segni sul collo rinvenuti allora erano il risultato di un tentato suicidio o quello di un’aggressione. Epstein raccontò di essere stato aggredito e chiamato “pedofilo”, ma le autorità carcerarie lo misero comunque sotto osservazione per timore suicidio.
Sarebbe dunque rientrato all’intero del programma Suicide Watch, un intenso processo di monitoraggio utilizzato per garantire che una persona non possa tentare il suicidio. Ma qualcosa, il 10 agosto non ha funzionato.
Inoltre, secondo la ricostruzione del New York Times, il finanziere sarebbe stato lasciato solo in cella e senza vigilanza la notte prima del suicidio (Leggi articolo).
E’ giallo anche sull’improvviso trasferimento del suo compagno di cella.
 
Ricapitolando, Epstein avrebbe dovuto essere controllato dagli agenti penitenziari almeno una volta ogni 30 minuti, ma la procedura non sarebbe stata seguita la notte prima del suicidio. Perchè?
Sono state avviate tre indagini per capire cosa sia veramente successo: quella dell’FBI, l’inchiesta ordinata dal ministro della giustizia William Barr e gli accertamenti disposti sul corpo di Epstein dall’ufficio del medico legale della città di New York.
 
Anche il sindaco di New York, Bill de Blasio, si è interrogato pubblicamente su quello che Epstein sapeva e avrebbe potuto rivelare sui suoi complici:
“Quello che tanti di noi vorrebbero conoscere è: cosa sapeva? […] Quanti altri milionari e miliardari – ha continuato – erano parte delle attività illegali in cui lui era impegnato?”.

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