Notre Dame: il rogo della nostra civiltà

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Ma davvero si può credere che l’incendio di Notre Dame abbia assunto per l’Europa e gli europei un significato simbolico, che trascende i valori religiosi e sia la rappresentazione di una Francia e di un’Europa ferita nella sua identità storica, culturale e spirituale?

Vengono in realtà evocati valori della storia già rinnegati e rimossi da una Europa emarginata dal contesto mondiale e omologata al globalismo neoliberista. Le classi dirigenti dell’asse franco-tedesco, già contestate dalla protesta popolare, potranno servirsi di questo tragico evento di Notre Dame per assumere il ruolo di custodi dell’identità e della cultura europea, al fine di contrastare l’ondata sovranista. Assisteremo quindi a una metamorfosi virtuale delle elites in senso identitario.

Le lacerazioni di carattere politico e sociale interne agli stati europei tra i popoli e le elites sono evidenti: ma dinanzi a tale tragedia, sarà oltremodo agevole per le oligarchie evocare una virtuale ritrovata unità per la rinascita dell’Europa. Ma sotto le mentite spoglie dell’effetto mediatico, emerge chiaramente la demagogia propagandistica di una oligarchia volta alla autoconservazione di se stessa nel dominio dell’Europa.

La scarsa considerazione dei valori storici e spirituali rappresentati da Notre Dame da parte del governo francese di Macron è dimostrata dal pessimo stato di conservazione in cui versava la cattedrale e dai tanti appelli lanciati dal mondo della cultura rimasti sempre disattesi. Si pensi che per il restauro della cattedrale erano stati stanziati 2 milioni, quando ne sarebbero occorsi ben 150. Per la manutenzione del Duomo di Milano l’Italia eroga 15 milioni l’anno. L’Italia non è certo esente da critiche, ma l’Europa non può essere considerato un modello cui ispirarsi. Le donazioni affluite a pioggia per 1 miliardo di euro da parte delle multinazionali della moda, della cosmesi, degli idrocarburi a disastro avvenuto, non possono davvero destare molta commozione, dato il sicuro ritorno d’immagine per tali “benefattori”. Molte chiese francesi in tempi recenti sono state oggetto di gravi atti vandalici, numerose altre sono state sconsacrate, alienate e trasformate in templi dello shopping o dell’intrattenimento.

Nell’attuale contesto globale, Notre Dame è, prima che una cattedrale, un monumento patrimonio dell’umanità. Oltre 13 milioni di turisti visitano ogni anno Notre Dame. In realtà, il turismo di massa (oltre che rappresentare un business), oggi accede a Notre Dame o a San Pietro, così come visita le piramidi egizie o i templi dell’acropoli di Atene. Nella cultura di massa contemporanea, l’interesse con cui si accede ai monumenti può essere al massimo artistico – culturale, essendo stata rimossa nei popoli quella sensibilità di natura spirituale legata al culto dei luoghi sacri della religione cristiana. Le piramidi egizie o Notre Dame sono divenuti monumenti artistico – archeologici, quali vestigia di religioni e civiltà scomparse, testimonianze cioè di epoche storiche più o meno lontane.

 

| La decristinizzazione dell’Europa |

È venuto meno quel legame spirituale mediante il quale dinanzi a una cattedrale i popoli europei riconoscevano se stessi e la propria storia, quale fondamento e senso della realtà del presente. Gli attuali popoli europei nella grande maggioranza non si riconoscono nelle radici cristiane, è venuta meno quella sensibilità comune atta a percepire i significati simbolici delle cattedrali, così come di ogni immagine che susciti il senso della sacralità.

Il processo di decristianizzazione dell’Europa è in stato assai avanzato. Il rogo di Notre Dame è il simbolo tangibile della distruzione sistematica dell’identità spirituale dell’Europa effettuata dal neoliberismo negli ultimi decenni. La religione, con i suoi simboli, le sue immagini evocative del sacro, le sue ritualità, è divenuta nella società occidentale un fenomeno minoritario e residuale, come un relitto di epoche storiche ormai esaurite.

Gli eventi tragici del mondo contemporaneo assumono una immagine mediatica atta a generare nelle masse forme di percezione omologate. La virtualità invade e si sostituisce alla realtà. Gli eventi vengono metabolizzati dalle masse attraverso la diffusione ossessiva delle immagini e il refrain continuato di slogan atti a penetrare nella psicologia collettiva: è la narrazione mediatica che crea una opinione pubblica omologata al sistema.

Si è più volte ripetuto, dinanzi al rogo di Notre Dame “siamo tutti francesi”, così come in occasione degli attentati dell’ 11 settembre “siamo tutti americani”, quali slogan rappresentativi di una solidarietà globale verso i paesi colpiti da tali tragedie. Il cittadino globale dell’occidente è apolide, di per se l’individuo che vive nel mondo globalizzato è privo di identità e di radicamento culturale – identitario. Vengono quindi create dai media identità collettive artificiali, identità virtuali plasmabili in funzione degli eventi, perfettamente coerentizzate alla narrazione mediatica. Osserviamo tuttavia, che dinanzi a tragedie umanitarie assai spesso ricorrenti, guerre di aggressione, stragi terroristiche che affliggono molti popoli oppressi, nessuno ha mai coniato slogan mediatici come “siamo tutti palestinesi”, o iracheni, o kurdi, o yemeniti. Dinanzi al rogo di Notre Dame nessuno ha avuto l’ardire (nemmeno Papa Francesco), di diffondere slogan come “siamo tutti cristiani”! L’universalismo cristiano, tra l’altro, travalica ogni differenziazione etnica o culturale.

| Un risveglio culturale e spirituale? |

Non è possibile inoltre considerare la tragedia di Notre Dame come un evento che abbia suscitato nei popoli europei un risveglio di identità, culture e spiritualità perdute. La religione nella società dell’individualismo neoliberista è ormai un fenomeno relegato nella sfera privata dell’individuo, una opzione personale assimilabile alla gamma di opinioni di qualunque genere che denotano il sostanziale indifferentismo etico della cultura mass mediatica.

L’Europa della UE ha rimosso le radici cristiane della nostra civiltà. L’universalismo cristiano, quale valore unificante, è stato sradicato dalle coscienze dei popoli ed è stato soppiantato dal cosmopolitismo apolide della globalizzazione neoliberista. L’Europa è stata destrutturata nei suoi valori e nella sua identità, nelle coscienze, prima ancora che nella politica. Queste sono le cause prime della disgregazione dell’Europa in tanti egoismi nazionali e locali. La scomparsa del senso del sacro è visibile ovunque, in una società incapace di riconoscersi in valori comunitari che trascendano l’individuo.

La stessa Chiesa Cattolica sembra aver rinunciato al proprio universalismo. Essa infatti evoca l’universalismo nella misura in cui quest’ultimo sia compatibile con il cosmopolitismo globalista. Si è tramutata in una grande ONG dell’assistenza, perfettamente funzionalizzata alle strutture socio – economiche del neoliberismo.

I media si sono richiamati alle vicende storiche che hanno avuto come epicentro Notre Dame. Da Francesco I a Luigi XIV, a Napoleone a De Gaulle.

 

Il saggista e storico francese Dominique Venner. Attivista di estrema destra, morì suicida nella Cattedrale di Notre-Dame il 21 maggio 2013.

| Il suicidio di Dominique Venner |

È stata tuttavia omessa una recente testimonianza, che ci sembra perfettamente coerente con l’immagine del rogo di Notre Dame, quale simbolo della tragedia storica e spirituale attualmente vissuta dai popoli europei. Vogliamo riferirci al suicidio dell’intellettuale Dominique Venner avvenuto nella Cattedrale di Notre-Dame il 21 maggio 2013, con un colpo di pistola in bocca, in segno di protesta contro la progressiva scomparsa dei valori tradizionali di matrice europea. Vogliamo riportare quindi la sua testimonianza:

«Io mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze assopite. Mi ribello contro la fatalità del destino. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invasivi desideri individuali che stanno distruggendo i nostri ancoraggi identitari, prima su tutti la famiglia, intimo fondamento della nostra civiltà millenaria. Mentre difendo l’identità di tutti i popoli a casa propria, mi ribello nel contempo contro il crimine che mira alla sostituzione dei nostri popoli.»

Luigi Tedeschi è nato a Roma il 13 novembre 1954. Laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto su Max Stirner, svolge la professione di revisore legale dei conti e consulenza aziendale. Con Costanzo Preve ha pubblicato nel 2008 il libro “Alla ricerca della speranza perduta”, dialogo filosofico - politico sulle problematiche del nostro tempo, nel 2013 "Lineamenti per una nuova filosofia della storia" e nel 2015 "Dialoghi sull'Europa e sul nuovo ordine mondiale". Ha anche pubblicato un libro intervista “Dove va la finanza?” con Giorgio Vitangeli, direttore del periodico “La Finanza”. È direttore del periodico ITALICUM, giunto…

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