Perché l’uomo di Potere rifugge le emozioni

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Nel cosiddetto “mondo degli affari” – sia politici che economici – lo stato normale è lo scontro, la battaglia; i momenti pacifici sono soltanto delle eccezioni. Il mondo culturale e il cosiddetto “politicamente corretto” negano costantemente questo stato di fatto ma ognuno di noi sente dentro di sé, invece, che “fare politica” e lavorare per interessi economici significa proprio combattere una costante guerra per conquistare maggiore potere.

Gli uomini che inseguono e ottengono Potere sono forniti non certo di “ideale ascetici” o “sociali”, bensì di una enorme capacità di saper indirizzare i loro impulsi, anche quelli più primordiali, nella direzione che consentirà loro di vincere.

Normalmente, di fronte a una provocazione o a un attacco le persone o cercano di evitare il conflitto oppure esplodono in scatti di ira (o in altri stati eccessivamente emotivi): questa tipologia di reazioni è sempre, alla fine, controproducente e tipicamente appartiene al cosiddetto “uomo della strada”.

 

 

| L’uomo di potere rifugge le reazioni emotive |

L’uomo di potere, invece, impara a vedere – magari sin dall’infanzia, se cresciuto in una “famiglia di potere” – tutte le proprie reazioni emotive come una specie di peste.

Ecco quelle che, dal punto di vista degli uomini di potere, sono considerate tra le più terribili e distruttive:

  1. Affetto, amore e relazioni amichevoli, perché portano a non vedere le reali cattive intenzione di coloro che dicono di contraccambiare questa emozione e, quindi, a non notare le trame che i nemici stanno tessendo dietro alle proprie spalle.
  2. Rabbia,perché offusca la mente fino a non vedere come stanno realmente le cose e a non scorgere, di conseguenza, strade alternative e vincenti da percorrere.
  3. Paura, perché, oltre a dare avvio a tutte le altre emozioni, porta a vedere nemici e situazioni più grandi di quello che sono in realtà, facendo cadere chi ne è preda in un eccessivo stato di difesa.

 

 

| La visione materialistica della realtà |

In sostanza, l’uomo di potere impara a vedere la realtà nel modo più materialista possibile, evitando qualsiasi stato emotivo.

E per fare questo in maniera efficace esiste un solo modo: cercare di essere freddi e distaccati.

“Se si fanno prevalere le emozioni” dice l’uomo di potere, “non ci si deve poi stupire se le situazioni vanno a rotoli”.

Ma questo non basta. Per l’uomo di potere è importante tenere sempre in mente che contano soltanto i risultati che si ottengono e non le intenzioni che si avevano o le promesse che sono state fatte. E dato che nessuno dà mai niente per niente – afferma l’uomo di potere – bisogna ricordare che se qualcuno promette delle cose è sempre e soltanto per due motivi: o perché vuole qualcosa in cambio oppure perché vuole semplicemente accaparrarsi la nostra simpatia in quel momento per poi sfruttarla al momento opportuno.

Insomma, dal punto di vista dell’uomo di potere la vita è soltanto un gigantesco gioco di potere in cui qualsiasi azione, affermazione e presa di posizione degli altri altro non sono che atti volti a guadagnare potere sulla scacchiera. La loro idea è, dunque, quella di imparare ad essere strategici per non finire mangiati, presto o tardi, da un’altra pedina.

 

 

| La differenza tra strategia e tattica |

A questo punto c’è un altro distinguo che l’uomo di potere compie, e cioè quello tra l’essere “strategici” e l’essere “tattici”. La differenza è enorme.

Si è strategici quando ci si focalizza su obiettivi a lungo termine e non si lascia niente al caso; si è semplicemente tattici, invece, quando si combatte per vincere una battaglia a breve termine, non rendendosi conto che magari quella vittoria può comportare disastri a lungo termine. I tipi strategici quasi sempre riescono a capire quando conviene lottare, quando mollare e quando lasciar vincere l’avversario. E questo gli uomini di potere lo sanno molto bene, tanto che volutamente spesso simulano sconfitte per ottenere, sul lungo termine, molto di più.

Imparare a giocare al gioco del potere non è, per l’uomo di potere, utile soltanto per “sopravvivere” ma è anche, e soprattutto, una costante ed eccitante fonte di piacere.

Il Potere, come spiego in Manuale di Resistenza al Potere, incanta e trasforma da sempre l’uomo fino a renderlo un essere completamente diverso e difficilmente comprensibile dall’uomo comune.

E di questo dobbiamo iniziare a prendere seriamente coscienza, se teniamo veramente alla nostra libertà, soprattutto a quella mentale.

dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership, collaborando con esperti del settore e scrivendo numerosi articoli ed ebook tra cui La mente dello stratega che è rimasto per mesi in vetta alle classifiche. Con la Uno Editori è in uscita il libro Manuale di resistenza al potere.

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