Perché scegliere quando puoi avere tutto? L’Uomo moderno, la téchne e l’illusione della libertà

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Coro: Non ti sarai forse spinto troppo oltre?

Prometeo: Distolsi gli umani dal guardare fisso il proprio destino di morte.

Coro: E quale farmaco scopristi contro questa malattia?

Prometeo: Insediai in loro cieche speranze.

(Eschilo, “Prometeo Incatenato”)

 

Come recitava qualche tempo fa uno spot estremamente significativo della Tim, per bocca del noto personaggio mediatico Pif, “Le nuove tecnologie ci stanno dando la libertà di non dover più scegliere. Non è fantastico?”.

Chissà… proviamo ad andare oltre lo slogan a effetto. I correlati dell’affermazione in questione sono: “1.Puoi avere tutto quello che vuoi, quando vuoi. 2.Non ci sono più limiti e confini ai tuoi bisogni/desideri. 3.Tutto ora è a portata di mano e giungerà comodamente a casa tua”. Wow, ma allora è davvero fantastico! Che bella la libertà! Grazie Tim, grazie Pif, grazie tempi moderni, come siete generosi! E noi come siamo fortunati ad aver la possibilità di godere di tutto ciò!

Insomma di primo acchito sembra davvero entusiasmante. Ora però cerchiamo di andare oltre allo slogan e ai suoi correlati e prendiamo in esame i sottesi a completamento dell’affermazione iniziale: “1.Puoi avere tutto certo, “tutto e subito”, ma solo in quanto consumatore passivo pagante, all’interno di un mercato di cui sei solo un mero ingranaggio, sostituibile e intercambiabile. 2.I tuoi cosiddetti bisogni/desideri in realtà non sono affatto tuoi, bensì sono eterodiretti e indotti da qualcuno che ha deciso per te, inoltre l’apparente assenza di limiti e confini nei confronti di ciò che desideri, sarà il modo più efficace per farti gradualmente scivolare in un’ovattata apatia, atta a desertificare qualsivoglia spinta nel realizzare un desiderio che non sia già stato desiderato aprioristicamente dal sistema stesso. 3.Il comfort e la comodità nel ricevere “direttamente a casa” ciò che desideri, così come la de-responsabilizzazione implicita nel “non scegliere”, che i tuoi “benefattori” ti dipingono sogghignanti come il massimo della tua libertà, spacciandoli addirittura come tuoi sacrosanti diritti in quanto uomo moderno, emancipato e tecnologicamente avanzato, non sono altro che la tua più grande e tremenda prigione, al fine di renderti un perfetto schiavo senza catene, uno smidollato privo di coscienza critica.

Non è più tutto così fantastico ora, non è vero? Adesso la tua “libertà” ti stai rendendo conto di averla pagata a carissimo prezzo, o sbaglio? D’altra parte cosa c’è di meglio, per chi vuole continuare a mantenere lo status quo, dominando pervasivamente l’Immaginario Collettivo con l’ausilio della tecnologia moderna, se non la facoltà di distorcere impudicamente il significato e il senso delle parole? L’essere umano, prima ancora che di pane, si nutre di parole ed è proprio attraverso le parole e le immagini ad esse correlate che tutti noi costruiamo giorno dopo giorno la nostra realtà individuale e co-partecipiamo al Mondo-in-Comune nel quale abitiamo e agiamo (il Mit-Welt di heideggeriana memoria). Ciò che viene spacciato per il massimo della libertà è in realtà il massimo della schiavitù. Si assiste ad un completo e radicale ribaltamento dell’autentico senso di questa parola. Un capolavoro di lavaggio del cervello e di obnubilamento della coscienza degno di Orwell e del suo profetico 1984.

Detto questo, per tentare di uscire dalle mortifere gabbie nelle quali l’attuale sistema neo-liberistico tecno-finanziario globale ha rinchiuso una parola altamente nobile come “Libertà”, cerchiamo di operare un breve excursus storico-culturale. Partiamo con le nostre origini greche: Eleutheria significa in primis “libertà di movimento”, in contrapposizione a tutto ciò che costringe a stare in un luogo e in uno spazio contro la propria volontà; essa ha che fare sostanzialmente con gli uomini liberi e virtuosi che a differenza degli schiavi avevano il diritto e la responsabilità di partecipare alla vita della Polis, ossia della loro Comunità, dove vigeva una delle poche forme di Democrazia Diretta a noi note. Un fulgido esempio di questa visione lo troviamo nel celeberrimo discorso di Pericle ai suoi concittadini ateniesi, riportato dallo storico greco Tucidide. Ecco qui due significativi passi:

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. […] Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero”.

Con l’avvento del Cristianesimo l’accezione della parola Libertà comincia ad avere a che fare con il cosiddetto “Libero Arbitrio”, che implica una precisa volontà personale nel perseguire il Bene rispetto al Male, facendo in questo modo la volontà di Dio (sia fatta la tua volontà, recita il Padre Nostro). L’epoca moderna riprende il concetto di “libero arbitrio” laicizzandolo e sostituendo il Bene, indissolubilmente legato ad un Principio Primo, all’Interesse Individuale svincolato da qualsivoglia dimensione trascendente, il quale finisce così per trasformarsi gradualmente in piacere e soddisfazione personali. Uno dei principali teorici di questa nuova concezione è il filosofo Jeremy Bentham, il quale sostiene che la maggior felicità del maggior numero di uomini è il fondamento della morale e della legislazione. La felicità, seppur non si capisca di quale felicità si stia parlando e con quali criteri di distinzione, diventa addirittura un diritto da perseguire a livello pubblico (si veda la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America che recita “Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.”). D’altra parte Bentham è passato alla storia anche per aver progettato la più efficace forma architettonica di controllo sociale, il Panopticon, una prigione perfettamente efficiente e funzionale per la costante sorveglianza dei detenuti. Sarà un caso che proprio colui che parla della massima soddisfazione per il maggior numero possibile di individui sia lo stesso che fornisce l’immagine compiuta dell’archetipo del controllo totalitario, antesignano del “Grande Fratello”?

La Libertà in senso moderno, dunque, al di là delle apparenti buone intenzioni, si configura essenzialmente come diritto al procacciamento individuale del proprio piacere, qualunque esso sia, scollegato dagli altri esseri umani così come dagli altri esseri viventi, che pure condividono lo stesso mondo e lo stesso ambiente. Si apre così la strada all’illusorio e tracotante egocentrismo ombelicale (“Mi dispiace, ma Io so’ Io e voi nun siete un cazzo” per dirla col Marchese del Grillo), alla puerile e meschina auto-referenzialità incentivata dai vari social (e qui potete immaginarvi l’ennesima “bocca a culo di gallina” dell’ennesima “Influencer” di turno), alla rivendicazione continua di diritti (comprensibile e giustificabile, certo, ma i doveri dove li mettiamo?), al relativismo più estremo (con la conseguente uni-formità dell’in-differenza), al cosiddetto “licitazionismo” di dantesca memoria, dove tutto è concesso, tutto è fluido (in primis la propria identità sessuale, “gender free”), tutto è “Limitless”, senza più limiti né confini, dove il dover essere “ribelle e anti-conformista” a tutti i costi finisce inevitabilmente per trasformarsi nella forma più becera e violenta di conformismo mai apparso sulla faccia della terra.

Anche la visione del Tempo cambia dall’antichità ad oggi. Da una concezione ciclica e circolare, regolata dal ritmo delle stagioni e dei rituali ad esse connessi, si arriva a quella odierna, lineare e progressiva, la cui origine è cristiana e che possiamo continuare a definire escatologica, seppur al Regno dei Cieli del Dio cristiano dobbiamo sostituire il Paradiso Artificiale della Techne e tenendo conto che, mentre nel primo caso la fine dei tempi coincide con il Fine/Telos (L’avvento del regno di Dio), nel secondo non vi è né fine (intesa come conclusione) né fine (inteso come scopo ultimo), se non lo sviluppo e la riproducibilità senza fine della Techne stessa. Questa visione possiamo tradurla attraverso l’immagine di una freccia scagliata verso l’infinito, alla costante ricerca di nuovi orizzonti, dove saremo “condannati” ad essere sempre più “moderni”, sempre più “liberi”, sempre più “felici”. E allora certo, come in fondo dice lo spot Tim, “perché scegliere quando possiamo avere tutto?”. E se poi ancora proprio tutto non possiamo possedere, né tanto meno fare, sicuramente ciò sarà possibile in futuro: la tecnologia moderna, come prima il Dio cristiano, promette e opera per questo, non è così? Oltretutto, a differenza della concezione cristiana, nell’ordine del regime assolutistico della Techne non si deve tenere conto né di principi primi né di ordini etico-morali che possano in qualche modo limitare l’azione della Tecnica stessa nel suo incessante fluire. La Techne appare così letteralmente ed etimologicamente “Assoluta”, ossia sciolta da qualsiasi vincolo e legame.

L’Io, privo ormai di un Dio di cui nessuno sente più bisogno (“Dio è morto e siamo noi ad averlo ucciso” per parafrasare la celebre sentenza di Nietzsche, contenuta ne “La Gaia Scienza”, che qui potentemente riecheggia), grazie alla Techne può finalmente essere padrone del suo destino, pienamente libero, pari ad un dio dominante l’intera terra! Ma è proprio così? O si tratta di una pericolosissima tragica illusione? Oggi, in un mondo sempre più complesso, instabile e fuori controllo, pochi ormai si sentono ancora di recitare l’apologia dell’ideologia progressista moderna che un giorno ci salverà ponendo fine a tutti i nostri problemi. D’altra parte già Eschilo, 2500 anni fa, in “Prometeo Incatenato”, ci aveva avvisati e alla domanda del Coro: “Non ti sarai forse spinto oltre?” rivolta a Prometeo, protagonista di questa celeberrima tragedia, il Titano risponde: “Distolsi gli umani dal guardare fisso il proprio destino di morte”. Al che il Coro replica: “E quale farmaco scopristi contro questa malattia?”. Ed ecco di nuovo Prometeo concludere: “Insidiai in loro cieche speranze”.

Quanto ancora abbiamo da meditare su queste così lucide e profetiche parole! Le “cieche speranze”, sotto forma di apparato tecnico, illudono l’essere umano di poter infrangere qualsivoglia forma di Ordine superiore, ergendosi al di sopra di Dio, del Cosmo e della Natura, disponendo e manipolando la Vita a proprio piacimento, assumendo un atteggiamento che gli antichi greci avrebbero connotato come Hybris e che dal loro punto di vista non poteva che condurre inevitabilmente a Nemesis, la tremenda punizione riservata a tutti coloro che varcano il limite consentito dalla loro natura (che per i greci è rappresentato dalla natura di mortale costitutiva dell’essere umano).

Mi rendo conto che i temi presi in considerazione in questo mio scritto, a partire dalla questione iniziale, sono tanti, per cui mi riprometto di sviluppare singolarmente, nei prossimi articoli, i principali punti sollevati e per ora soltanto sfiorati: il rapporto tra Libertà, Responsabilità e Necessità, il concetto di Valore e Virtù in senso etico e politico, la fondamentale importanza del Limite nel dare forma, equilibrio e armonia, il significato di Felicità in relazione alla Realizzazione del proprio Daimon interiore in termini eco-cosmologici. Alle prossime riflessioni critiche.

 

Loris Falconi nasce a Rimini nel 1981. Laureato in Filosofia - indirizzo psicologico - si specializza come Counselor Filosofico. A partire dal 2008 inizia a dare vita ad una serie di eventi culturali, in collaborazione con enti pubblici e privati, tra cui “Caffè Filosofici”, “Miti sotto le Stelle”,  “Escursioni Filosofiche”, “La Via del Mito”. Nel 2013 consegue il diploma di Ipnologo/Ipnotista, iniziando così ad esercitare la libera professione in vari studi associati. Nel 2017 fonda a Rimini l’Associazione Culturale “Dispaccio Filosofico” di cui è presidente. Dal 2018 è socio e docente di “Pragma. Società Professionisti Pratiche Filosofiche” di Milano. Tiene…

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