Peterloo di Mike Leigh, la madre di tutte le lotte

Autore

Per qualche fortunato accidente della Storia, la cinematografia britannica rappresenta oramai uno di quei rari spazi di resistenza alla narrazione unica del neoliberismo: ci riferiamo ovviamente alla ammirevole parabola di Ken Loach, capace ancora oggi, nella nazione europea dalle disparità economiche più enormi, di proporre delle pellicole di autentico “neorealismo socialista”, ma molti altri sono i nomi che potremmo fare, dallo Shane Meadows di “This Is England”, che racconta la nascita e la degenerazione del fenomeno skinhead, a Lynne Ramsay, capace di unire felicemente romanzo e lettura della società, fino al film documentaristico di Paul Greengrass e alle tantissime commedie “sociali” che per un buon decennio hanno rappresentato un rilevante fenomeno commerciale…

 

 

| Peterloo di Mike Leigh |

Questo spirito indomito del cinema britannico non è una novità, e risale quantomeno agli anni del Free Cinema, strettamente imparentato con la drammaturgia marxista dei John Osborne e degli Harold Pinter, ed è un vento talmente forte dal coinvolgere anche quelle figure che “politiche” non lo sono affatto o lo sono solo in minima parte.

Il riferimento è a Mike Leigh, cineasta di fama mondiale, che con “Peterloo” firma probabilmente la sua opera di più palpitante critica sociale: il suo infatti è il caso di un artista degno di essere così definito, la cui creatività l’ha portato su sentieri forse a lui stesso desueti, anche se già in “Another Year”, pure in toni più sfumati, era riuscito a mettere alla berlina la profonda ipocrisia e il fallimento esistenziale di quello che lo storico inglese Paul Ginsborg aveva ampollosamente definito “ceto medio riflessivo”.

 

| Perché è sbagliato comparare Peterloo alle proteste no-Brexit |

Diciamo questo poiché il suo cadere nel tranello dei giornalisti e affiancare i fatti di Peterloo (1819), come in qualche modo affiancabili alle recenti proteste no-Brexit appare come un clamoroso autogoal che dimostra una certa confusione sul quadro politico attuale; quale che possa essere il nostro giudizio sulla vicenda che sta scuotendo il Regno Unito oramai da tempo, troppo grande è la distorsione di far apparire una protesta di piazza contro il risultato del più orizzontale tra i suffragi popolari, il referendum, come una avanguardia democratica. E il fatto che la repressione del 1819 fosse stata scatenata da un governo “Tory”, ci appare francamento un po’ deboluccio come argomento.

La verità è ben diversa, ossia che i sanguinosi fatti raccontati in “Peterloo”, la repressione di un comizio pacifico convocato per chiedere al parlamento britannico la riforma elettorale, la cui folla di circa 80.000 persone fu dispersa con la forza dalla cavalleria che provocò undici morti e diverse centinaia di feriti, sono oggi assimilabili a tutti quei movimenti che rivendicano una centralità del popolo di fronte alla intangibilità del nuovo potere, in primis a quello francese dei Gilet Gialli. E che – guarda caso – subiscono repressioni e diffamazioni simili (nel film addirittura si assiste alla nascita di una “fake news”…).

 

 

| Un film che “disturba”… la critica cinematografica |

Una scena del film.

Che questo fatto sia chiaro anche a chi sta cercando di confondere le idee del pubblico che andrà ad assistere al film, lo dimostrano il fastidio esibito da certi critici, come l’italiano Marco Giusti che, dal sito Dagospia, ha definito questa opera di Leigh come

“una mattonata un po’ per vecchi cossuttiani. Uno spreco di talenti. Due ore di chiacchiere politiche e venti minuti di botte”,

paragonandola addirittura alla filmografia di propaganda fascista di Alessandro Blasetti!

Ma, al di là delle poco convincenti battute di un critico, ciò che salta più all’occhio è l’imbarazzo dell’intero sistema britannico di fronte ai fatti raccontati nel film, ricordati ufficialmente solo da un misera targa in una anonima piazza di Manchester. Un po’ poco da parte di un Paese che, tra le varie cose, ha – meritoriamente – dedicato un museo anche alle misconosciute vicende dei cosiddetti “Tolpuddle Martyrs”, un gruppo di braccianti agricoli visti come ispiratore delle “Trade Unions” (il corrispettivo dei nostri sindacati).

Per tutte queste ragioni, al netto di un andamento fin troppo pedante, e di un certo autocompiacimento estetico di fondo,

“Peterloo” è un’opera importante, che mette a nudo le falle di un sistema, quello democratico, capace spesso solamente di autonominarsi tale. Un film per conoscere un fatto dimenticato della storia e per capire con esso i tumultuosi tempi che viviamo.

(Firenze, 30 aprile 1980) è un saggista, critico musicale e compositore italiano. È cofondatore del collettivo musicale sperimentale Nihil Project e tra il 1998 e il 2006, con questa e latre formazioni pubblica cinque album. Sotto la denominazione di Solchi Sperimentali, oltre ai tre volumi omonimi, Cresti lancia, a fine 2016, un progetto parallelo di documentazione audiovisiva dello stato dell’arte dell’underground musicale contemporaneo in Italia. È autore delle seguenti opere: U.K. on Acid; L'Immaginazione al podere; Fish and Chips; Fairest Isle; Lucifer over London; Come to the Sabbat; Solchi sperimentali; Solchi sperimentali Italia; Ho trovato l'Inghilterra!; Solchi sperimentali Kraut. È…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *