Pornocrazia: la rivoluzione che ha trasformato gli esseri umani in “giocattoli”

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Nella profetica distopia di Aldous Huxley, “Il mondo nuovo”, droga, spettacolo e soprattutto ipersessualizzazione della società sono visti come elementi base della futura “dittatura dolce” che dominerà il mondo: un potere totalitario e invisibile, tanto più forte quanto più capace di convincere “gli schiavi” ad amare “le proprie catene”.

Questa è la storia di come le “profezie di Huxley” sembrano essersi realizzate negli ultimi decenni: a partire dalla cosiddetta “rivoluzione sessuale” e dalla diffusione epidemica della Pornografia, con l’avvento di un uomo affettivamente precario, privo della protezione di “corpi sociali” come la famiglia, spiritualmente resettato e solo.

E con una conseguenza: il crollo demografico.

 

| La dittatura dolce di Aldous Huxley |

«Primo scopo dei governanti è impedire ad ogni costo che i soggetti diano fastidio. Per far questo essi, fra le altre cose, legalizzano una certa misura di libertà sessuale (possibile dopo l’abolizione della famiglia), che in pratica salvaguardi tutti i cittadini del mondo nuovo da ogni forma di tensione emotiva (o creativa)»[1].

Con queste parole, nell’immediato dopoguerra, Aldous Huxey commentava nel suo saggio Ritorno al mondo nuovo le caratteristiche salienti di quella “dittatura dolce” (o invisibile) che aveva già tratteggiato nel 1932 nel capolavoro Il mondo nuovo. A dispetto del totalitarismo autoritario dominante a quell’epoca, infatti, Huxley immagina una “dittatura del futuro” in cui i sudditi sarebbero stati inesorabilmente incatenati in una “gabbia dorata” che li avrebbe resettati da qualsivoglia aspirazione superiore spingendoli ad “amare le proprie catene”.

Gli elementi fondamentali di questa dittatura inesorabile e “invincibile” sarebbero stati l’uso spregiudicato dell’arma mediatica (spettacoli), la diffusione di droghe (abbiamo già affrontato questo tema in un articolo specifico[2]) e, soprattutto, l’ipersessualizzazione della società fin dalla più tenera età.

Secondo Huxley, infatti, l’uomo del futuro, privato della protezione dei cosiddetti “corpi sociali intermedi” (in primo luogo la famiglia), ridotto alla più totale precarietà affettiva, inebetito da sensazioni superficiali e reiterate indotte da droga, mass media e sessualità, privato di ogni identità storica o spirituale, numericamente controllato a partire dalla disgiunzione totale tra sesso e procreazione (Huxley ipotizza già negli anni 30 l’utilizzo della fecondazione “in vitro”), diverrà un semplice mattone nell’edificio della dittatura perfetta: una monade sola e privata d’ogni creatività e aspirazione superiore e, per tali ragioni, perfettamente manipolabile e del tutto incapace di reazione critica.

La storia degli ultimi decenni ha dimostrato, in realtà, come la distopia di Huxley non fosse affatto una semplice “fantasia individuale”, ma costituisse al contrario il “megafono” di idee e progetti largamente circolanti nelle cosiddette “elite” del mondo occidentale (specie anglosassoni): progetti che sembrano essere stati messi in atto puntualmente a partire dal secondo dopoguerra.

 

| In principio furono Malthus e i Rockefeller |

Enrica Perucchietti, Gianluca Marletta, La fabbrica della manipolazione (Arianna Editrice).

Tra i “poteri forti” che sembrano aver avuto un ruolo fondamentale in questo processo di “manipolazione sociale di massa”, un’importanza particolare può essere attribuita alla dinastia dei Rockefeller. Di incerta genealogia (forse derivati da una famiglia protestante francese riparata in Germania e poi emigrata negli Stati Uniti), i Rockefeller assurgono a notorietà a cavallo tra XIX e XX secolo con il rampollo John Davison Rockefeller, fondatore di un impero economico senza precedenti a partire dallo sfruttamento del petrolio (Standard Oil).

Un potere economico sconfinato che, tuttavia, verrà largamente utilizzato non solo per il mero arricchimento momentaneo ma per influenzare la politica, la cultura e la stessa “opinione pubblica” degli Stati Uniti e di tutto l’Occidente.

Come scriveva già negli anni ’30 il cronista Walter Cronkite:

«I Rockefeller sono la personificazione del Potere permanente della nazione; i governi cambiano, l’economia fluttua, le alleanze si spostano, i Rockefeller restano»[3].

Una particolare ossessione della Rockefeller Foundation – organizzazione fondata da John Davison Rockefeller I e da suo figlio John Davison junior quale emanazione politico-culturale della multinazionale – sarà, in particolar modo, il promuovere politiche denataliste e abortiste in tutto il mondo.

L’ultimo rampollo da poco deceduto della dinastia, David Rockefeller, oltre ad essere stato tra i fondatori dei famosi gruppi del Bilderberg e della Trilateral Commition, oltre che dell’influentissimo C.F.R. Council on Foreign Relations (Consiglio sulle Relazioni Estere), è stato il creatore nel 1952 del Population Council e a Bombay dell’IPPF (International Planned Parenthood Federation), le due organizzazioni internazionali che, più d’ogni altre, hanno promosso nel mondo aborto e denatalismo.

Ma queste tendenze non erano affatto una novità nella cultura anglo-sassone: già lo scienziato inglese Malthus, un secolo prima, aveva affermato la necessità di ridurre a tutti i costi la popolazione delle “classi inferiori” della società – calvinisticamente e razzisticamente intese come “parassitarie” – e proponeva, in tale ottica, non solo di “rivalutare” fenomeni come la guerra, la fame e le pestilenze[4], ma anche “la diffusione di tutti quei comportamenti, tra cui l’adulterio, la sodomia, ecc. che causano una diminuzione delle nascite”.

Da qui la necessità di promuovere anche una nuova cultura e dei rinnovati “costumi sessuali” che potessero favorire lo scopo: ma sarà solo nel secondo dopoguerra che tale progettualità potrà cominciare a realizzarsi.

 

| La “bomba Kinsey” che scosse l’America. Alle radici misconosciute della “rivoluzione sessuale” |

Enrica Perucchietti, Gianluca Marletta, UNISEX (Arianna Editrice).

Nella società americana ancora molto conservatrice degli anni ’50, fu chiamata Kinsey’s Bomb (la bomba-Kinsey) la pubblicazione successiva di due tomi di studi sul comportamento sessuale degli americani prodotti da un’equipe presieduta dallo psicologo Alfred Kinsey: Sexual Behavior in the Human Male (1948) e Sexual Behavior in the Human Female (1953).

Grande sponsor della Kinsey’s Bomb sarà la Fondazione Rockefeller, nella persona del suo fondatore John D. Rockefeller senior, che finanzierà e sponsorizzerà le due pubblicazioni.

Il “rapporto Kinsey”, infatti, intendeva dimostrare, dati alla mano, che i comportamenti che fino a quel momento erano stati sprezzantemente considerati come “perversioni” (o, con termine scientifico, “parafilie”) erano al contrario atteggiamenti normali, largamente diffusi nella società americana. Omosessualità, feticismo, ma anche pedofilia ed efebofilia, erano –secondo Kinsey – pratiche largamente diffuse, e pertanto era implicitamente auspicabile che venissero accettate dalla società nel suo complesso.

Il valore scientifico di tali “ricerche”, in realtà, apparve da subito discutibile, ma l’effetto mediatico e la ricaduta a livello di mentalità e di costume fu in ogni caso dirompente.

La ricerca di Kinsey, in effetti, era tutt’altro che rappresentativa della vita e degli atteggiamenti “dell’americano medio” (basti pensare che una gran parte dei “dati statistici” in essa contenuti, e che avrebbero dovuto offrire una visione “realistica” della vita sessuale degli americani, erano stati ottenuti intervistando soggetti in gran parte presi dalla popolazione carceraria, molti dei quali detenuti proprio per reati sessuali…), ma la potente copertura mediatica di cui poté godere l’opera mise in ombra, specie nei primi tempi, questi limiti oggettivi.

Da questo punto di vista, in effetti, il valore scientifico di una ricerca passa in secondo piano rispetto allo “stato di spirito” che essa riesce a produrre nelle masse; ovvero in funzione di quel “mutamento di mentalità collettivo” che era, evidentemente, l’obiettivo perseguito dai finanziatori dell’opera di Kinsey.

Tanto per fare un esempio, uno dei dati che all’epoca fece più scalpore era quello secondo il quale il 10% della popolazione maschile americana sarebbe risultata di tendenza omosessuale. Anche in questo caso, peraltro, la “scientificità” di tale studio fu messa pesantemente in dubbio:

«Kinsey infatti aveva tirato fuori il suo 10% da un unico campione, dando per buona la valutazione di intervistatori omosessuali o bisessuali che decidevano che un soggetto era da considerarsi omosessuale sia se aveva avuto delle esperienze apertamente omosessuali sia se aveva avuto un qualsiasi pensiero omosessuale. […] Pertanto, anche chi pensava in maniera negativa o ricordava un’aggressione omosessuale entrava a far parte di quel 10%»[5].

Quello che Kinsey proponeva, dietro la “maschera” accademica rappresentata dallo “studio scientifico”, era infatti una visione nuova della sessualità, nella quale ogni “tendenza” aveva la sua legittimità nel quadro di una sessualizzazione delle masse che si voleva totale. Non solo l’omosessualità, infatti, ma anche la pedofilia e la “sessualità infantile” trovavano largo spazio degli studi di Kinsey. Alcuni dati contenuti nel “rapporto” ebbero addirittura strascichi giudiziari, specie le inquietanti “tabelle” in cui si riportavano le frequenze e i tempi necessari ai bambini per ottenere un “orgasmo” [6].

Del resto, Kinsey non avrebbe mai fatto mistero delle sue convinzioni riguardo la pedofilia. Nel controverso paragrafo Contatti nell’età prepuerbere con maschi adulti, scriverà:

Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere (con adulti n.d.a.) la turberebbero. E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere dei contatti sessuali ancora più espliciti[7].

 

| L’avvento del “porno soft” e la ridicolizzazione della famiglia |

In un’altra cupa distopia letteraria del Novecento, il celebre 1984 dello scrittore britannico George Orwell, pur essendo tratteggiata l’idea di una futura dittatura mondiale retta da una sadica oligarchia di torturatori, non manca un ufficio specifico creato dal Partito al potere il cui scopo è essenzialmente la diffusione di riviste d’intrattenimento del genere più infimo, infarcite di sesso, scandali e violenza.

E’ la Pornosez, creata al fine di quietare la coscienza di quella gran massa di “subumani” – chiamati nel romanzo prolet– attraverso la diffusione di una sub-cultura fatta di sesso spinto e di dissoluzione. Come nella distopia di Huxley, infatti, niente è più efficace del sesso banalizzato e massificato al fine di inebetire il gregge dei sudditi, incatenandolo ai bisogni e alle prospettive più dozzinali.

Ma passando direttamente dalla distopia alla realtà dell’America anni ’50/’60, la nascita della Pornosez che manipolerà intere generazioni vedrà come protagonista un amico e diretto collaboratore proprio di Alfred Kinsey: un individuo ricco e dalle frequentazioni piuttosto enigmatiche di nome Hugh Heffner. Se Kinsey ha rappresentato il volto “scientifico” della “rivoluzione sessuale”, è soprattutto sul piano del costume, in realtà, che questo cambiamento epocale finirà per imporsi. Così, come in una sorta di manovra a tenaglia, negli stessi anni in cui Kinsey “rivelava” al mondo la sua “verità” sui costumi sessuali degli Americani, la visione tradizionale della sessualità (e della famiglia) subiva un attacco micidiale dalle pagine patinate di una rivista popolare che avrebbe fatto la storia: PlayBoy.

E’ a Playboy di Hugh Heffner che dobbiamo infatti quella fase della “rivoluzione sessuale” che maggiormente ha contribuito a trasformare il sentire, il costume e il vissuto delle masse nel senso di un edonismo cieco e individualistico, attraverso la diffusione a macchia d’olio di quel genere di editoria che, con un eufemismo, sarà definita all’epoca porno-soft.

Fondatore della rivista Playboy, Heffner sarà anche – in stretta collaborazione col “braccio scientifico” Alfred Kinsey- il punto di riferimento di una vera e propria lobby di potere interessata, oltre che a far soldi, anche ad influenzare la mentalità di massa. La stessa rivista Playboy, infatti, sarà concepita solo come il “fiore all’occhiello” di una struttura ben più vasta di cui farà parte anche una ben finanziata fondazione omonima[8] – la Playboy Foundation – che si distinguerà negli anni successivi, di volta in volta, per l’appoggio alla campagna per la liberalizzazione dell’aborto, la liberalizzazione e la depenalizzazione dell’uso delle droghe[9] e persino dei rapporti sessuali tra esseri umani e animali, oltre che per aver finanziato e sostenuto la prima organizzazione omosessualista americana: la National Gay Task Force.

Uomo potente e legato a potenti conoscenze, Hugh Heffner – al pari dell’amico Alfred Kinsey – godrà, durante tutta la sua esistenza, di sostegni d’ogni tipo: segno visibile di tale legame con determinati centri di potere sarà la sua “premiazione”, per non meglio precisati meriti, da parte dell’Anti-Defamation-League (diretta emanazione della loggia massonica per israeliti, il B’nai B’rith) avvenuta nel 1980.

L’eredità che Heffner lascerà alle generazioni successive sarà essenzialmente identificabile con una visione ludica e puramente edonistica della sessualità, in cui gli esseri umani (e soprattutto le donne) vengono viste come dei giochi (toys) o, meglio ancora, come dei prodotti da consumare: lo “schema filosofico” seguito dagli editori di Playboy sarà infatti quello per cui gli uomini erano i “playboy” e le donne e i bambini erano le “playthings”, i giocattoli del desiderio.

Un ruolo particolarmente importante nel processo di “manipolazione collettiva” sarà poi quello rivestito dalla nota rubrica delle Lettere al Direttore su Playboy, dalla quale Heffner e la sua fondazione porteranno avanti una corrosiva e costante propaganda contro l’idea tradizionale di famiglia, diffondendo un’immagine volutamente grottesca e ridicola di “valori tradizionali” come la fedeltà coniugale e l’istituzione familiare.

 

| Il collegamento con la “cultura della droga” |

La strada intrapresa da Kinsey e Heffner sarebbe stata seguita, negli anni successivi, da molti altri gruppi editoriali, centri culturali e dalla gran parte dei mass media. Un passaggio importante, peraltro, sarà – a metà degli anni ’60 – il concomitante esplodere della “rivoluzione psichedelica” e della “cultura della droga”.

Uno degli effetti immediati degli anni del make love not war e delle grandi orge di massa a base di sesso, droga e musica “acida” sarà, infatti, la straordinaria impennata dell’industria della pornografia, che troverà nelle masse di giovani “liberati” dall’LSD una quantità enorme di “materia prima” da sfruttare.

Scrive Mario Arturo Iannaccone, storico e autore dell’informatissimo saggio Rivoluzione psichedelica, imprescindibile per comprendere i risvolti meno conosciuti dei “favolosi anni 60”:

La pornografia organizzata come un’industria era il fenomeno nuovo di quei mesi. C’era bisogno di soldi. Non era difficile organizzare produzioni perché la droga aiutava a superare le inibizioni e c’era abbondanza di studenti di cinema disoccupati e di ragazze che avevano tagliato i contatti con le loro famiglie[10].

Droga, spettacolo, ipersessualizzazione… gli anni 60 – e i decenni che li seguiranno – sembrano davvero riproporre in maniera puntuale e sconcertante le previsioni di Huxley. Ma quello che stiamo descrivendo sarà solo l’inizio di un processo che, conseguenzialmente, porterà ad enormi cambiamenti i quali, lungi dal rimanere confinati nell’ambito del “costume”, investiranno ogni aspetto della vita, della società e persino dell’economia, specie nel mondo occidentale.

 

| Come ci vogliono i “poteri forti”: precari, instabili e soli |

La “liberazione sessuale”, la pornografia, l’ipersessualizzazione di massa, in effetti, ben lungi dal generare quel mondo quasi “edenico” che era stato sognato dalle masse “contestatarie”, hanno al contrario dato origine a un mondo largamente disumanizzato, dove il protagonista assoluto sembra ormai essere un nuovo tipo d’uomo del tutto resettato d’ogni tipo d’identità, prigioniero del proprio individualismo ed essenzialmente solo.

La ricerca ossessiva del piacere individuale, l’eliminazione d’ogni forma di finalità dell’esistenza che non sia il mero edonismo momentaneo, contribuiranno infatti – come prevedevano da decenni e da secoli le elite del mondo anglosassone – a rendere precari i rapporti umani, dissolvendo la “famiglia tradizionale”, abbattendo radicalmente la crescita demografica e dissolvendo ogni tipo di “vincolo umano” duraturo.

Questo processo, generando una sorta di massa “acritica” formata da semplici monadi sembra aver realizzato, almeno in parte, quel “materiale umano” elemento base della “dittatura perfetta” che Huxley immaginava; con l’aggiunta che il “precario globale”, strutturalmente privo di un centro spirituale o affettivo che sorregga la sua identità, riveste anche il ruolo di “consumatore perfetto”, ovvero di colui che tenta costantemente di annegare nello shopping compulsivo e nell’acquisizione di prodotti un vuoto interiore incolmabile.

Tuttavia, l’eccessivo calo demografico conseguente alla dissoluzione dei “vincoli stabili” rischia di avere, alla lunga, gravi conseguenze a livello economico: é per questa ragione che il “precario” deve divenire “globale”, un individuo atomizzato e apolide disposto a spostarsi e ad essere utilizzato proprio in quanto privo di legami.

Nel 2016, durante una visita in Germania, l’allora ministro dell’Istruzione italiano Stefania Giannini, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti, dirà esplicitamente[11]:

«Dobbiamo tendere sempre più verso un modello americano, in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico. (…) Non ci sarà più spazio per la famiglia come la intendiamo oggi. La flessibilità induce le persone a spostarsi individualmente, il modello di famiglia a cui siamo abituati, che rappresenta stabilità e certezze, non esisterà più».

All’obiezione che un maggior precariato avrebbe contribuito ad aggravare il problema demografico già allarmante in paesi come Germania e Italia, il Ministro ha rivelato la soluzione: “importare” masse d’immigrati…

 

Note:

[1]  Huxley, A., Il Mondo Nuovo/Ritorno al Mondo Nuovo, traduzione di Luciano Bianciardi, Arnoldo Mondadori Editore (Oscar Mondadori – Classici Moderni), 1991, p. 247

[2] https://revoluzione.unoeditori.com/drug-culture-quando-i-poteri-forti-narcotizzarono-una-generazione/

[3] Cit. in S.Gozzoli, Sulla pelle dei popoli, Milano 1988, p. 17.

[4] Ibidem.

[5] Ivi, pp. 22-23.

[6] Infatti, è in corso negli Stati Uniti un’indagine, la H.R. 2749 che cerca di capire come siano stati ottenuti i dati della famosa “tabella 34” in cui sono riportate le frequenze di orgasmi di infanti e bambini e i tempi necessari per raggiungere lo scopo. Detto in parole povere, il gruppo di ricercatori guidati da Kinsey avrebbe partecipato all’abuso su 317 infanti e bambini?

[7] Cit. in: D.Nerozzi, L’uomo nuovo, p. 26

[8] Cfr. Y. Moncomble, La politique, le sexe et la finance, Ed. Yann Moncomble, Paris 1989, pp. 51 e ss.

[9] Il nome di Heffner, insieme a quello del direttore della Playboy Foundation Burton M.Joseph, appare anche nel consiglio direttivo della N.O.R.M.L. l’organizzazione americana per la liberalizzazione della marijuana, finanziata con milioni di dollari a fondo perduto da organizzazioni quali la Ford Foundation e la Commonwealth Fund.

[10] M. A. Iannaccone, Rivoluzione Psichedelica, op. cit., p. 296

[11] https://www.intelligonews.it/cosa-bolle-in-pentola/articoli/6-maggio-2016/40934/modello-flessibilita-americano-base-del-sistema-economico-giannini-istituzionalizza-il-precariato/, archiviato il 6 maggio 2016.

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