Reality show e TV spazzatura per distrarre l’opinione pubblica

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| Il Grande Fratello e gli altri reality: un inno alla mediocrità |

Lo so, non dovevo farlo. Ma ieri sera mi sono avventurata nel fare zapping in TV. Sono incappata su Canale 5 durante la diretta del GF. In una decina di minuti (non ho retto oltre) ho assistito a un Grand Guignol fatto di bullismo, insulti, urla, minacce (“gli do fuoco!”) e scenate scomposte, corna in diretta, persino un processo pubblico a un concorrente per fargli ammettere pubblicamente di essere gay.

Appena archiviata L’isola dei famosi con l’umiliazione mediatica di Riccardo Fogli a opera di Fabrizio Corona, rieccoci con la nuova edizione del celebre reality Il Grande Fratello. In queste settimane la volgarità è di nuovo protagonista della televisione generalista italiana con il GF e dei relativi talk show in cui si commenta quanto avvenuto nelle puntate precedenti come se si stesse analizzando la scena di un crimine. Vanno così in onda persone che nella vita fanno gli opinionisti o gli influencers e che passano le proprie giornate a commentare la vita altrui e a spacciare gossip sui social. Anche senza seguire il format si viene bombardati in televisione, radio o sul web da notizie relative alla nuova edizione della trasmissione. Notizie che diventano più virali di quelle informazioni che invece meriterebbero attenzione.

 

| Un modo per distrarre l’opinione pubblica |

Tutto ciò fa comodo al potere che ricorre alle regole auree della manipolazionee del controllo sociale: tra queste il metodo della distrazione (consiste nel deviare l’attenzione del pubblico da problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite attraverso la tecnica del diluvio o inondazione di continue “distrazioni” e informazioni insignificanti. Si intende cioè tenere il pubblico occupato senza dargli il tempo di pensare, rendendolo pertanto “passivo”) e la tecnica volta a stimolare il pubblico a essere compiacente con la mediocrità.

Specchio del lato peggiore e più volgare della nostra società, si stanno imponendo modelli (sulla falsariga estera) di uomini e donne sguaiati, ignoranti, violenti, mostruosamente rifatti e gretti in modo da aumentare la morbosità del pubblico e sdoganare comportamenti sempre più mediocri.

Sta cioè andando in onda lo spettacolo della banalità: un modo per distrarre l’opinione pubblica dai problemi che assillano il Paese e per imporre nuovi costumi e nuovi modelli “fluidi” nell’opinione pubblica.

 

| Va in scena la mediocrità |

L’imposizione di modelli sempre più triviali, soprattutto tra i più giovani, serve ad appiattire l’opinione pubblica su canoni estetici e culturali squallidi, rendendoli di fatto un modello da ammirare e imitare. Saranno i più giovani a subire maggiormente il fascino della mediocrità e a tentare di emularla. Dietro alla cornice del puro intrattenimento, si trasmette infatti alle nuove generazioni un modello basato sull’ignoranza e la mediocrità.

Lo spettacolo, sempre più trash, funge anche da faro morale, estetico ed etico soprattutto per i più giovani. Chi “lavora” e vive di spettacolo, diviene un’icona e un modello da seguire, modificando pertanto gli usi e costumi della società: se chi sta in TV ce l’ha fatta, vuol dire che deve essere emulato per conseguire soldi e successo. E se le star e starlette di riferimento non sanno fare niente (né cantare, né ballare, né recitare), poco importa, ci si può identificare meglio e illudersi di poter diventare “qualcuno” senza doversi impegnare, studiare, frequentare scuole di perfezionamento.

 

| Il Grande Fratello orwelliano |

Dalla pubblicazione di 1984 a oggi, l’espressione “Grande Fratello” viene utilizzata per indicare un tipo di controllo invasivo da parte delle autorità, uno stato di polizia totale o l’aumento tecnologico della sorveglianza. Per ironia del destino, la televisione ha reso altrettanto celebre l’espressione usandola per battezzare l’omonimo reality show che ha rivoluzionato l’estetica e il modo di fare TV. Nel format “Grande Fratello” persone sconosciute (o celebri nella versione VIP) accettano di farsi rinchiudere in un appartamento sotto il controllo costante delle telecamere in modo che il voyerismo del pubblico possa cibarsi costantemente delle immagini della vita quotidiana di costoro. Non c’è più nulla di “rubato”, le telecamere non sono nascoste ma finiscono per essere “dimenticate” dagli inquilini della casa e la loro esistenza viene ripresa costantemente dall’occhio del Grande Fratello.

Nel nostro quotidiano dominano ormai il voyerismo e la sete di dettagli morbosi. E nell’epoca della post-verità, conta poco il reale, quando la sua interpretazione mediata dalle immagini: anche il giornalismo ha riplasmato se stesso su questa nuova forma estetica, svuotando l’informazione e portandola sul mero piano del gossip pur di acchiappare “clic” e ottenere consenso. Non importa se si distruggono reputazioni, si umiliano persone: si è innescata una macchina da guerra psicologica che macina vite in un eterno presente patinato.

 

| Va di moda il controllo |

Laddove in 1984 era descritto come un incubo totalitario, oggi la sorveglianza e il controllo vengono visti come un’occasione per mettersi in mostra e diventare “famosi”. Siamo noi a offrire continue immagini e informazioni sui social network pur di apparire e mostrare ogni aspetto della nostra vita (seppure il più delle volte contraffatta, irreale). La privacy è abolita e la sorveglianza desiderata (per poi “indignarsi” di fronte a scandali come il caso Cambridge Anaylitica).

I 15 minuti di celebrità di warholiana memoria sono finiti per dilatarsi in una spettacolarizzazione globale della vita quotidiana in cui la realtà viene fagocitata dalle immagini. È lo spettacolo che cannibalizza il reale.

Lo spettacolo ha cioè svuotato di significato la lezione orwelliana per consegnare alle nuove generazioni il sogno di poter essere controllati anche nella propria intimità. Non solo: costoro si sottopongono, come vittime sacrificali, a processi mediatici dai risvolti sociali tesi a inculcare nell’opinione pubblica nuovi costumi e a biasimarne altri.

 

| La saturazione del piacere |

Viene inoltre proposto il modello di bulimia sessuale e di immaturità sentimentale cronica in cui si sono ormai immedesimati anche gli adulti: ciò spinge tutti, indipendentemente dall’età, a pensare e ad agire come degli eterni adolescenti. E gli adolescenti sono ovviamente più facilmente “manovrabili”. Così assistiamo a scenate di adulti che non riescono agestire le emozioni, urlano e si dimenano in preda alla rabbia, oppure alla spettacolarizzazione di ciò che dovrebbe rimanere privato.

La saturazione illimitata del piacere ha dato vita a un nuovo essere umano, un adolescente perenne che segue esclusivamente la bussola delle proprie emozioni usando sempre meno la propria coscienza critica ed eludendo il ragionamento. Finisce così per credere a ciò che preferisce e gli piace, a ciò che “risuona” meglio, a chi lo convince perché riesce a far leva sulle sue emozioni, a chi lo rassicura ripetendo fino allo sfinimento lo stesso slogan. Vive di empatia e si adagia sui mantra del buonismo e del politicamente corretto che lo rasserena.

Per immunizzarci da questo meccanismo, dovremmo renderci conto che il potere non è interessato a “emancipare” l’uomo o a renderlo “adulto” quanto semmai a controllarlo sempre meglio, indirizzando le sue scelte dopo essere penetrato nella sua anima, nel suo immaginario, anche attraverso lo spettacolo. E a quanto pare, dagli ascolti di questo genere di TV spazzatura, ci riesce benissimo.

 

 

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