Scoperto laboratorio horror in Arizona: teste mozzate, arti e organi sul mercato nero

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Assurdi esperimenti con cadaveri, organi e arti rivenduti al mercato nero. E ancora, un secchio pieno di teste (alcune infette) e arti umani, un contenitore per il raffreddamento con genitali maschili. E poi quel dettaglio da film splatter:

«Appeso a una parete c’era il corpo di un uomo grosso la cui testa era stata sostituita da quella di una donna molto piccola».

Sì, la testa di una donna tagliata con una sega e cucita sul corpo di un uomo.

Sembrerebbe una scena macabra di un film horror in stile Hostel, Re-animator oThe human Centipede, e invece è la ricostruzione emersa durante le udienze della causa civile intentata da otto famiglie che, nel corso degli anni, avevano deciso di donare i corpi dei loro cari defunti al Biological Resource Center di Phoenix, in Arizona, perché li utilizzasse per scopi medici e scientifici (vedi articolo del Time).

La storia è agghiacciante. Gli agenti dell’FBI fecero irruzione nel 2014 in quello che è stato soprannominato come il “laboratorio degli orrori”. I dettagli della vicenda emergono solo ora dai documenti conservati negli archivi giudiziari americani. Famiglie che si sono sentite violate come i corpi dei loro cari e che ora chiedono giustizia.

Come raccontato durante il processo dall’agente speciale Mark Cwynar, all’interno della struttura, di  proprietà dell’imprenditore Stephen Gore, vi erano vere e proprie stanze di macelleria contenenti corpi umani, arti tagliati con seghe e organi. Quando fecero irruzione, i federali pensarono inizialmente a uno “scherzo morboso” tanto era indicibile la scena che si erano trovati davanti.

Secondo la ricostruzione, diverse famiglie (almeno una trentina), nel corso degli anni, avevano acconsentito a donare i corpi dei loro cari deceduti per scopi medici e scientifici. Nessuno di loro aveva idea degli orrori che si consumassero in quel laboratorio che aveva iniziato il commercio sul mercato nero nel 2007.

Incredibile anche la pena, tutt’altro che esemplare, dell’imprenditore proprietario del laboratorio: Stephen Gore, dopo aver ammesso le sue colpe, è stato condannato a un anno per aver condotto un’attività ritenuta illegale in Arizona. Dovrà scontare altri 4 anni di libertà vigilata e pagare una multa di 121 mila dollari.

 

| Verso la legalizzazione della compravendita di organi? |

Al di là dei dettagli raccapriccianti, infatti,

sorprende come la vita umana e persino i cadaveri siano divenuti “merce” e ci siano persone capaci di lucrare sui morti, vendendone arti e organi come se fossero semplici oggetti o pezzi di ricambio.

Eppure, seguendo la Finestra di Overton, si susseguono le proposte di legalizzare la compravendita di organi da Gary Becker, vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 1992 al bioeticista John Harris all’Università di Manchester. Risulta sempre più evidente che, dopo aver fatto penetrare nel tessuto sociale l’idea che sia progressista vendere e comprare bambini (la maternità surrogata), ora sia in atto un processo per sdoganare la vendita di organi, convincendo per gradi l’opinione pubblica della bontà della proposta.

Questa vicenda aberrante dovrebbe invece farci riflettere: quello che da molti è visto come “progresso”, a volte nasconde un lato oscuro in cui l’uomo stesso viene visto come un serbatoio di pezzi di ricambio per ricchi.

L’esaltazione acritica per il progresso porta con sé infatti il rischio di creare una società distopica divisa in caste, in cui solo i super ricchi potranno avere accesso a cure mediche specifiche e al potenziamento fisico, mentre le masse saranno viste come banche di organi per i benestanti.

Stiamo camminando sul filo di un rasoio.

Commenti 1

  1. grazie per l’articolo e le relative riflessioni finali che sottoscrivo in pieno, mi dispiace solo che questo è soltanto uno dei tanti luoghi in cui avvengono crimini contro la dignità umana e che ancora non sono stati scoperti

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