Siate accorti come Ulisse. Elogio dell’accortezza

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| Parola d’ordine: “accortezza” |

Se è vero che la conoscenza e l’utilizzo consapevole di certe parole influisce sulla nostra modalità di pensare e di forgiare la nostra visione del mondo, modificando la percezione della realtà, allora credo sia doveroso riflettere su alcuni termini, rimettendoli al centro del nostro dibattito pubblico, del nostro “vivere-in-comune” o come avrebbe detto Heidegger, del nostro Mit-Welt. Uno di questi è rappresentato dal mio punto di vista dalla parola “Accortezza”.

Oggi, nell’epoca della spettacolarizzazione globale e della riproducibilità tecnica, ove tutto viene filtrato mediaticamente, il confine tra verità e falsità è sempre più labile e indistinguibile. Tutto può essere manipolato ad hoc. Tutto scorre inesorabilmente, rifluendo in un gorgo oscuro senza fondo. Il fiume di immagini al quale quotidianamente ci abbeveriamo è fabbricato appositamente per rendere sempre più difficile l’edificazione di una conoscenza strutturata e di un pensiero critico degno di questo nome.

Come ben sapevano gli antichi greci, senza memoria non ci può essere verità: esse sono indissolubilmente legate.

Il radicamento ad una fonte originaria è la conditio sine qua non di qualsivoglia forma di verità. Oggi nel più totale obnubilamento, mediaticamente veicolato, l’essere umano si ritrova a navigare a vista, rischiando di perdersi e scivolare nell’oblio, tra illusioni, menzogne, depistaggi e cosiddette “Fake News” costruite ad arte.

Le strategie di condizionamento e manipolazione mentale naturalmente non costituiscono una caratteristica esclusiva del nostro presente. Ciascun sistema di potere, al fine di mantenersi tale, ha sempre cercato di addomesticare le coscienze dando vita a storie, leggende e miti fondatori, atti alla creazione di un certo Immaginario Collettivo che potesse rendere accettabile il cosiddetto “dato di fatto”, presentato come assolutamente necessario, ineluttabile, addirittura meta-storico. La narrazione di una certa storia condivisa, se ben architettata, può attribuire, così come è sempre accaduto nella storia dell’umanità, il senso del nostro stare al mondo, grazie alla sottile capacità di veicolare certe credenze, principi e valori.

| Come pesci in un acquario… |

Oggi, rispetto ai tempi passati, la differenza è rappresentata dalla potenza straordinariamente più grande dell’apparato e degli strumenti che l’attuale sistema di potere tecno-finanziario trans-nazionale ha a disposizione. Un dispiegamento onnicomprensivo e onnipervasivo atto alla reductio ad unum di quella inesauribile complessità che potenzialmente è l’essere umano, ripiegato passivamente su se stesso, impiegato come mero ingranaggio della “Mega-Macchina” produttivistica globale, piegato al compulsivo soddisfacimento del suo desiderio etero-diretto di consumatore-consumato.

Come uscirne?

Anzitutto assumiamo la lucida consapevolezza di essere all’interno di una bolla ovattata, un acquario all’interno del quale siamo immersi come tanti inermi pesciolini. Questo è il primo passo: la presa di coscienza di dove davvero ci troviamo e all’interno di quale spazio ci stiamo muovendo. Lo sbattere la testa contro le pareti di questo acquario immaginario rappresenta il primo grande campanello atto a risvegliarci dall’ipnotico e sfavillante flusso patinato che cattura meccanicamente il nostro sguardo ogni giorno.

Ora, come secondo passo verso la ricerca di possibili vie di uscita, è necessario essere scaltri e sagaci come l’antico eroe Ulisse. O meglio ancora, “accorti”.

| L’eroe dal multiforme ingegno: Ulisse |

Ricordate Ulisse e i suoi compagni rinchiusi ermeticamente dal mostruoso Polifemo dall’unico occhio nella sua grotta? Calma e sangue freddo. Il nostro eroe è uno stratega, non si fa prendere dall’impulsività, non ci pensa nemmeno ad attaccare direttamente il terribile ciclope, che ha già divorato senza alcuna pietà alcuni suoi compagni, perché sa che in questo modo sarebbe votato ad una sconfitta certa.

E allora si ferma, pensa, riflette, progetta un piano: prima di tutto bisogna mettere fuori gioco il carceriere, in seguito bisogna trovare il modo per uscire incolumi dal carcere. Ulisse, seguendo la sua natura ambigua ed ermetica, non disdegna affatto il dolos, l’inganno, la dissimulazione: strategicamente si mostra inizialmente amico del suo nemico, offrendo del buon vino e presentandosi non con il suo vero nome, attenzione, ma con l’anonimo “Nessuno”. Il dono del vino ha come fine il tentare di compiacere Polifemo, ma allo stesso tempo Ulisse sa che questo condurrà il suo nemico in uno stato di pesante ubriachezza, propizio per accecare il suo unico occhio con un tronco di ulivo dalla punta affilata e ardente. Nel momento in cui, urlando dal dolore, Polifemo chiede aiuto agli altri ciclopi limitrofi, essi accorrono, ma nulla possono contro “Nessuno”.

Ora però si tratta di uscire dalla grotta: secondo colpo di genio di Ulisse che, con un nuovo stratagemma, sfrutta il bisogno delle pecore di Polifemo di uscire a pascolare, invitando i suoi compagni ad aggrapparsi al ventre degli animali ed evitando così che il ciclope se ne accorga, poiché da accecato è prevedibile si limiterà a palpare soltanto le loro schiene.

| Ad corrigere |

Ragionamento strategico, freddezza, risolutezza, anonimato. Tutto questo possiamo trarre come lezione da Ulisse. Egli è, come dicevo, massimamente accorto, egli è l’emblema dell’“Accortezza”, parola fondamentale che possiamo far derivare etimologicamente dal predicato “accorgersi”, composto dalla particella ad, ossia “a/verso”, e dal verbo latino corrigere, ossia “dirizzare”, “indirizzare”, “raddrizzare”, così come “rettificare”,  “correggersi” e “ravvedersi”. Dunque, parafrasando, potremmo dire che una persona accorta, oltre che abile e prudente, è colei che è in grado di indirizzare la sua attenzione verso ciò che le permette di uscire da una situazione apparentemente senza via di uscita, una persona capace di ravvedersi nei confronti di un percorso fallace, capace di ritrovare la “retta via”, quella via che ricongiunge Micro e Macro Cosmo attraverso la “Legge Naturale” che permea e unisce tutte le cose, ciò che Eraclito indicava con la parola Logos e gli induisti con la parola Dharma.

Più prosaicamente, oggi essere “accorti” significa, in primis, dubitare radicalmente e lucidamente di tutto quello che ci viene dato in pasto quotidianamente dai canali mediatici mainstream, tenendo sempre presente che all’interno dell’attuale società dello spettacolo globale, come scriveva il profetico Guy Debord, “il vero è un momento del falso”. Dunque il primo punto coincide con la formazione di una propria coscienza critica in modo tale da essere sempre più auto-determinati.

In secondo luogo, essere accorti significa possedere e sviluppare quegli “accorgimenti”, ossia quelle caratteristiche e qualità strategiche, già citate a proposito del nostro antico eroe, in grado di permetterci di attuare efficacemente determinate azioni di costante sabotaggio atte de-costruire l’attuale immaginario dominante, favorendo così la sua inevitabile implosione, per costruire poi insieme, a partire da una molteplicità di cellule e reti comunitarie, nuove modalità di stare al mondo e conferire nuovi possibili orizzonti di senso al nostro vivere-in-comune su questa terra.

Loris Falconi nasce a Rimini nel 1981. Laureato in Filosofia - indirizzo psicologico - si specializza come Counselor Filosofico. A partire dal 2008 inizia a dare vita ad una serie di eventi culturali, in collaborazione con enti pubblici e privati, tra cui “Caffè Filosofici”, “Miti sotto le Stelle”,  “Escursioni Filosofiche”, “La Via del Mito”. Nel 2013 consegue il diploma di Ipnologo/Ipnotista, iniziando così ad esercitare la libera professione in vari studi associati. Nel 2017 fonda a Rimini l’Associazione Culturale “Dispaccio Filosofico” di cui è presidente. Dal 2018 è socio e docente di “Pragma. Società Professionisti Pratiche Filosofiche” di Milano. Tiene…

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