Transumanesimo: la religione del futuro

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Esistono persone che sognano di diventare un tutt’uno con le macchine, di diventare dei cyborg. Altre di continuare a vivere anche dopo la morte copiando la propria mente all’interno di un computer, immaginando così di vivere in eterno. Altre ancora di collegare tutte le menti umane in una unica rete fino a far nascere una super mente in grado di pensare e di fare cose che per noi sarebbe impossibile anche solo pensare.

Vi sembrano cose da fantascienza o magari idiozie? Se è così sbagliate perché questo processo è già iniziato e ognuno di noi sta contribuendo fortemente ogni giorno alla sua realizzazione.

| Che cos’è il transumanesimo |

Il termine “transumanesimo” è stato coniato per la prima volta da Julian Huxley, primo direttore dell’UNESCO e membro fondatore del WWF nonché nipote di Thomas Huxley, uno dei più grandi sostenitori di Charles Darwin (tanto da essere soprannominato “il mastino di Darwin”) e fratello di Aldous Huxley, autore del celebre romanzo distopico Il mondo nuovo in cui viene descritto un futuro dove l’uomo non è più umano. Ma cerchiamo di capire il significato di questo strano termine.

Il prefisso “trans-” indica il passare oltre, il mutare da una condizione a un’altra (Vocabolario Treccani). La parola “umanesimo”, invece, indica “ogni dottrina o concezione che metta in rilievo l’importanza e la dignità dell’uomo, rivendicandone i diritti, le esigenze e i valori” (Sabatini Coletti). Insomma, il transumanesimo punta a mutare la condizione umana in qualcosa di nuovo, di più efficiente, di più duraturo, di meno sofferente, in qualcosa che assomigli di più al divino che all’umano. E infatti scrive Julian Huxley nel suo ormai storico articolo intitolato proprio Transumanesimo (1957):

“‘Io credo nel transumanesimo’ quando saremo in numeri sufficienti ad affermare ciò con convinzione, la specie umana sarà sulla soglia di un nuovo genere di esistenza, tanto diverso dal nostro quanto il nostro è diverso da quello dell’Uomo di Pechino. È allora che vedremo la cosciente realizzazione del nostro reale destino”.

Per chiarire meglio il significato di questa affermazione, con “Uomo di Pechino” si intende una sottospecie del Homo erectus risalente a circa settecentomila anni fa.

Dunque, secondo questa forma mentis, l’uomo così come lo conosciamo deve essere superato.

| Le vere origini del transumanesimo |

Un errore che però si commette spesso quando si cerca di capire da dove nasca questo modo di pensare transumanista è quello di farlo risalire al XIX e al XX secolo, periodo cioè in cui scienza e tecnologia hanno iniziato a stuzzicare le fantasie più nascoste degli esseri umani. In realtà, per capire cosa stia succedendo bisogna risalire a epoche molto più remote, quantomeno al periodo dell’Antica Grecia.

C’è stato un tempo in cui l’uomo prendeva come esempio la Natura, un tempo in cui i suoi dèi erano le forze della Natura stessa. In questa situazione era il corpo ad avere fondamentale importanza, per il semplice motivo che era con esso che ci si “connetteva” con la Natura e, quindi, con il divino. Poi però accadde qualcosa.

Con l’arrivo di Platone, il divino venne spostato nel metafisico, cioè in realtà al di là delle cose fisiche e corporee. È grazie a questa visione platonica che abbiamo avuto i concetti di Paradiso e di Inferno così come li conosciamo. Non solo. È sempre grazie alla forma mentis platonica che l’uomo arriva a identificare il proprio Io con la propria mente. E quando identifichiamo il nostro Io con la nostra mente, con qualcosa cioè che muore soltanto perché muore il nostro corpo che, altrimenti, sarebbe immortale, allora cosa è “giusto” fare sorge in modo spontaneo: sostituire il corporeo con “altro” al fine di consentire alla mente di vivere in eterno. È qui, in questa struttura mentale che risiede la vera origine di ciò che oggi chiamiamo transumanesimo, “struttura” che ci sta trasformando sempre più in esseri digitali, sempre più in esseri non-umani.

| In conclusione |

Enrica Perucchietti, Cyberuomo. Dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina (Arianna Editrice)

Molti miti antichi attribuiscono la causa del malessere dell’uomo proprio al suo non voler accettare la propria natura mortale e al puntare sempre a diventare un essere divino (è sufficiente pensare al Mito di Prometeo o a quello de L’Albero della Conoscenza nella Bibbia per rendersene conto). Migliaia di anni sono trascorsi e non abbiamo imparato niente: siamo ancora qui a non voler accettare limiti e sofferenze e sempre intenti a voler diventare degli dèi. Siamo dunque condannati a patire la prossima ennesima “punizione divina” per colpa della nostra moderna arroganza? In realtà, se ci pensate bene, questa “punizione” la stiamo già patendo: cosa pensate che sia tutto questo senso di vuoto, di malessere e di non senso della vita, tutto questo nichilismo se non proprio il risultato del rifiuto del nostro corpo e delle sofferenze e dei limiti che esso ci impone?

Siamo ancora in tempo per invertire la direzione ma questo tempo diventa sempre più corto perché, quando l’umanità arriverà a quel punto tanto agognato dalla mentalità transumanista definito singolarità, potrete mettere il timbro “ARCHIVIATO” su quella cartella che porta come titolo “Umanità”.

Per approfondire vi consiglio la lettura del libro Cyberuomo. Dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina (Arianna Editrice) di Enrica Perucchietti.

dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership, collaborando con esperti del settore e scrivendo numerosi articoli ed ebook tra cui La mente dello stratega che è rimasto per mesi in vetta alle classifiche. Con la Uno Editori è in uscita il libro Manuale di resistenza al potere.

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