UE: migranti, Sea Watch, Divide et Impera e… ricerche sull’uomo artificiale

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Carole Rackete è la nuova eroina delle sinistre e delle masse del pensiero unico. Non so a voi, ma personalmente la capitana pasionaria della Sea Watch, mi ricorda moltissimo Greta Thunberg.

Tutte e due giovani, tutte e due femmine, tutte e due che vengono da Paesi “moralmente superiori” (soprattutto la Svezia), tutte e due, dunque, eroine del popolo del politicamente corretto.

 

| Il caso Sea Watch: Divide et Impera |

Ma veniamo alla questione Sea Watch e partiamo dai fatti semplici e incontrovertibili. Anzitutto è bene precisare che i casi di sbarchi di migranti disperati sono quotidiani e molto più numerosi di quelli che ci raccontano i media. Questo per dire che accapigliarsi per giorni e giorni sulla pelle dei 42 della Sea Watch (che non sono né più né meno disperati di tutti gli altri) non prova nulla se non l’assoluta e infallibile capacità del potere, attraverso il sapiente uso dei media, di veicolare i messaggi che vuole veicolare e con ciò riuscire immancabilmente a dividere le popolazioni. La risonanza mediatica del caso Sea Watch e della sua capitana coraggiosa (addirittura l’allenatore del Manchester City Pep Guardiola ha twittato, o forse lo ha scritto su Instagram, che la Carola è la sua eroina. Ma per favore!) serve unicamente a creare divisione tra la popolazioni e a creare un teatrino mediatico e (pseudo)politico atto a distrarre da ciò che conta veramente. A questo punto la palla passa alle popolazioni che dovrebbero capire che il DIVIDE ET IMPERA è uno dei (tanti) metodi con cui da sempre vengono manipolate e controllate. Nulla di nuova sotto il sole, ma sarebbe ora che si arrivasse a capirlo.

 

| Cui prodest? |

Quando si verificano casi di grande clamore mediatico come quello in questione, è sufficiente dunque porsi sempre la solita domanda: Cui prodest? E si scoprirà che coloro a cui prodest non sono di certo le popolazioni e meno ancora i disperati. Anche perché ci si riduce ad affrontare la questione sul fatto che Salvini sia un orco cattivo oppure se invece tiene la schiena dritta di fronte ad una UE che (effettivamente) ci schiaccia continuamente, con modi e toni da chiacchiere da bar.

Una persona che vuole davvero capire la questione Sea Watch deve sforzarsi di comprendere cosa c’è dietro l’immane tragedia delle migrazioni forzate e di massa. Nello specifico questa UE infarcita di burocrati, anche attraverso il suo braccio armato BCE (così come a livello mondiale FMI, Banca Mondiale, USAID e compagnia bella), non è altro che uno strumento in mano a quelle power élite che hanno deciso di impoverire gradatamente le popolazioni occidentali e di creare le condizioni per queste migrazioni disperate di massa (che lo si voglia chiamare Piano Kalergi o no, non cambia la realtà che è sotto gli occhi di tutti).

Quindi che la UE e quei governi moralmente superiori (soprattutto quello francese) vengano a far la ramanzina al governo italiano è tutto da ridere (da piangere). La Francia, tra le altre cose, ha mosso guerra alla Libia nel 2011 (con il disinteressato supporto di Usa e GB) e fatto fuori Gheddafi, il quale era uno straordinario “contenitore” alle migrazioni già in atto. E sempre la stessa Francia, ormai più di 30 anni fa, fece fuori Thomas Sankarà, presidente del Burkina Faso, grazie al quale, statene certi, non ci sarebbe stata nessuna migrazione in Europa, né da quel paese, né, forse, neppure da tutta l’Africa.

 

| Problema-reazione-soluzione |

In ogni caso la storia delle migrazioni è un tipico caso di PRS (problema-reazione-soluzione) che serve ai poteri forti per controllare le popolazioni (quelli più disperati e alla fame, e anche, in minor e differente misura, le popolazioni occidentali).

Ma a parte tutto questo, mi pare evidente che strepitare per una nave carica di disperati (lo scrivo chiedendo scusa ai 42 naufraghi) è esercizio facile, che costa poco sforzo, che riempie di compiacimento morale (soprattutto da una parte), ma che al tempo stesso non porta a nulla. Ridurre la questione a “buoni” da una parte e “cattivi” dall’altra è un esercizio ridicolo perché la questione Sea Watch,  negli infiniti intrichi della complessità delle cose del mondo, è meno di un granello di sabbia. Qui si va avanti a colpi di slogan e questo è l’obiettivo di chi manovra. Che sa benissimo che con gli slogan non si cambia nulla.

Occorrerebbe riflettere davvero: ci si accapiglia sul caso Sea Watch quando oggi (e tutti i giorni), nel mondo, circa 40.000 persone muoiono di fame, sete e malattie correlate, per una precisa volontà politica portata avanti dagli stessi che vengono a fare la morale. Ci si accapiglia sul caso Sea Watch dimenticandosi che oggi, nel mondo, la sorte di tutte le popolazioni dipende da un artificio chiamato denaro, creato dal nulla, prestato con interessi che creano un debito perpetuo (che tra l’altro è anche il primo responsabile delle migrazioni) e gestito da poche famiglie che così detengono potere di vita e di morte (soprattutto di morte) sulle popolazioni mondiali. E UE, BCE, ecc., fanno parte dello schema. Quindi le tecniche sono sempre le solite: clamore sul nulla. Silenzio sull’esiziale.

 

| Human Brain |

Direte voi. Si vabbè, ma cosa c’entra tutto questo con l’uomo artificiale del titolo?

Ebbene sì, c’entra eccome, perché mentre da un lato la UE si straccia le vesti e fa proclami roboanti sulla questione Sea Watch, dall’altro la stessa UE sta investendo (ma di questo i media non parlano), oltre un miliardo di euro su idiozie tipo “la ricerca per riprodurre in ambiente artificiale il funzionamento del cervello umano”, ovvero sulla creazione di un uomo nuovo, artificiale (progetto Human Brain). Oltre un miliardo di euro è una cifra assurda, che non esiste, e con la quale se solo si volesse si sposterebbero tutti i migranti del mondo sulle navi da crociera, altroché barconi. Altroché i poveri disperati della Sea Watch.

Questo per dire che il fatto che la UE si occupi di finanza, intelligenze artificiali e migranti al tempo stesso, dovrebbe far riflettere. Altroché la pasionaria Carola.

è autore, ricercatore, conferenziere. Ha scritto di economia, salute, ecologia, stili di vita, viaggi, libertà, altro. Vive con la sua famiglia con poco e in maniera nomadica, tra l’Italia e le Americhe, dal nord al sud con pochi beni materiali ma con una incommensurabile ricchezza di tempo liberato, esperienze vissute, relazioni umane costruite nel tempo e incontri con personaggi straordinari. Tra le sue pubblicazioni: Non prendeteci per il Pil, La favola della Crisi, Pecore da tosare, E io non pago, Euroballe. Per Uno editori ha pubblicato Schiavi senza catene (2016) e Zombies (2018).

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