Von der Leyen, Lagarde e Michel ai meeting del Bilderberg. L’Europa delle élite è irriformabile

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Chi riponeva speranze di cambiamento nelle elezioni europee, in questi giorni si sta rendendo conto di quanto i veri sovranisti dicono da anni: l’Ue è un mostro irriformabile. 

Ne è la prova il gioco delle nomine ai vertici della “nuova Europa”, quella che sarebbe stata scossa dall’”ondata euroscettica”: nonostante la vittoria in Italia, in Francia e in Gran Bretagna di partiti apertamente anti-europeisti, i nuovi vertici della Ue (salvo bocciatura del Parlamento europeo al presidente della Commissione) saranno completamente in linea col passato.

Ursula von der Leyen, ministro della Difesa tedesca e ora proposta alla guida della Commissione europea, è un falco dell’austerità che aveva proposto nel 2011 ai greci di impegnare il proprio oro e le aziende di Stato per onorare i propri debiti.

Christine Lagarde, nuova governatrice della Bce, la conosciamo tutti, essendo stata negli ultimi anni ai vertici del Fondo Monetario Internazionale, e impegnata anch’essa a strozzinare la Grecia assieme alla Bce stessa e all’asse franco-tedesco.
La Lagarde, che non è neppure economista, è riuscita ad occupare le poltrone di due fra le più potenti organizzazioni finanziarie al mondo, oltre al ministero dell’Economia francese. Alla faccia di quelli che invocano la “competenza specifica” anche solo per parlare sui social di un argomento.

Poi ci sono Henry Michel, nominato ai vertici del Consiglio europeo, e il piddino David Sassoli, nuovo presidente del Parlamento europeo nonostante l’ennesima batosta incassata del suo partito in patria.

A rimarcare la natura assolutamente antidemocratica del progetto europeo, le forze di maggioranza (popolari, socialdemocratici e loro stampelle) hanno deciso un “cordone sanitario” nei confronti dei partiti più euroscettici quali la Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen e il Brexit Party di Farage, impedendogli l’accesso a tutti i ruoli di maggiore influenza. Che poi questi abbiano vinto le elezioni in tre dei più importanti Paesi europei, naturalmente, è un dettaglio trascurabile.

Del resto anche la vittoria del Leave al referendum sulla Brexit è stata una quisquilia, al punto che ora Corbyn e i laburisti inglesi stanno apertamente invocando un secondo referendum, poi magari un terzo finché non vinca il Remain. È la democrazia made in Ue, bellezza.

Ma quello che colpisce ancora di più, delle nuove nomine ai vertici europei, è la soddisfazione di chi ci vorrebbe vendere questi personaggi come un grande miglioramento rispetto al passato. Conte e Tria, ad esempio, hanno espresso un alto gradimento verso questi nomi, e il M5S sembra deciso a votare a favore della Von der Leyen. Il motivo di questa soddisfazione resta un mistero: i primi tre nomi della lista (Von der Leyen, Lagarde e Michel) figurano tra i partecipanti del meeting del gruppo Bilderberg nel 2016, club simbolo di quei poteri forti contro cui il M5S (solo a parole) si scaglia da sempre.

La loro presenza agli incontri del gruppo creato da David Rockefeller testimonia la perfetta organicità dei tre personaggi in questione a quell’élite sovranazionale che decide il destino degli Stati ben al riparo dalle telecamere.

Torniamo quindi a chiederci: che senso ha applaudire a questi nomi, specie da parte del (sempre meno anti sistema) Movimento 5 Stelle?

C’è da augurarsi che il Parlamento europeo non trovi un accordo e venga fuori (molto utopicamente…) un nome per la presidenza della Commissione se non altro meno compromesso con certi ambienti.

Ma non c’è da sperarci molto: l’Unione Europea è un sistema costruito per servire gli interessi dell’asse franco-tedesco, della finanza e dei gruppi economici internazionali. E questo a scapito dei Paesi del sud Europa e della popolazione nel suo complesso. O la si accetta così com’è, con tutte le sue storture antidemocratiche, o se ne esce. Vie di mezzo non ce ne sono.

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